Furto al Louvre, arrestato il quarto uomo ma i gioielli della corona restano introvabili

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La gendarmeria francese ha chiuso il cerchio, almeno per quanto concerne gli esecutori materiali, sull'audace furto che lo scorso ottobre ha privato il Louvre di una parte significativa del suo patrimonio. Con l'arresto odierno di un trentanovenne, avvenuto nell'area metropolitana di Parigi, si completa infatti la quadriglia di presunti ladri che, in una data ormai simbolica, si sono impossessati di otto gioielli appartenenti alla collezione della Corona francese. L'operazione, che ha visto coinvolti un centinaio di investigatori fin dal suo esordio, ha quindi portato in maniera progressiva all'identificazione e alla cattura di tutti i sospetti, sebbene l'obiettivo principale delle indagini, il recupero del bottino, rimanga un traguardo ancora lontano.

Il bottino scomparso e il suo valore inestimabile

Proprio la refurtiva, la cui assenza rappresenta il vero rompicapo per le autorità, è composta da pezzi di inestimabile valore storico e materiale, valutati complessivamente quasi novanta milioni di euro. Tra questi, spicca per fasto e rilevanza il diadema che un tempo ornava la testa dell'imperatrice Eugenia, consorte di Napoleone III, un monile di straordinaria fattura che da solo ospita circa duemila diamanti. Gli esperti, tuttavia, non esitano a definire l'intero lotto come "invendibile" sul mercato legale, data la notorietà universale delle gemme e la loro riconoscibilità, il che spinge a interrogativi sulle reali motivazioni e sui destinatari finali di un colpo così plateale.

L'indagine si allarga con nuovi fermi

Parallelamente alla cattura del quarto uomo, la magistratura parigina – nella persona della procuratrice Laure Beccau – ha disposto il fermo di altre tre persone, portando a sette il numero complessivo degli individui attualmente coinvolti a vario titolo nell'inchiesta. Si tratta, nello specifico, di due uomini e due donne, tutti con legami nella regione dell'Île-de-France, i cui ruoli precisi non sono stati ancora delineati pubblicamente. Questi ultimi arresti lasciano intendere come la rete di supporto al furto possa essere stata più ampia di quanto inizialmente ipotizzato, estendendosi oltre il ristretto gruppo che materialmente ha agito all'interno della Galleria di Apollo.

Il mistero sui mandanti e la caccia alle gemme

Mentre la cosiddetta "banda del Louvre" è ormai tutta in stato di detenzione, le indagini proseguono senza sosta per fare luce sulle figure che hanno ordito e finanziato l'operazione, rimaste abilmente nell'ombra. L'assoluta mancanza di tracce che possano condurre al nascondiglio delle gemme, del resto, alimenta l'ipotesi di un'organizzazione criminale sofisticata, in grado di pianificare nei dettagli non solo l'azione delittuosa ma anche la successiva fase di occultamento. La sfida per gli inquirenti, a questo punto, consiste nel seguire i flussi finanziari e le relazioni internazionali del gruppo, nella speranza che da lì possa emergere un indizio in grado di riportare allo Stato francese dei beni che sono parte integrante della sua memoria storica.

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