Chery supera i 20 milioni di auto vendute nel mondo: un cliente su tre è fuori dalla Cina

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Chery raggiunge un traguardo che racconta più di qualsiasi dichiarazione la trasformazione dell'industria automobilistica cinese. A luglio 2026, a 29 anni dalla fondazione, il Gruppo ha superato quota 20 milioni di veicoli venduti nel mondo. E non è un caso che proprio la vettura numero 20 milioni sia stata una nuova Fulwin, coupé elettrica ad autonomia estesa: la Fulwin originale fu infatti il primo modello prodotto da Chery e anche la prima vettura del marchio esportata all'estero.

L'azienda, fondata nel 1997, era già stata la prima casa automobilistica cinese a superare il milione di vendite cumulative nell'agosto 2007 e da allora non ha mai smesso di accelerare la propria crescita. Oggi Chery conta circa 150.000 dipendenti in tutto il mondo, di cui oltre 20.000 fuori dalla Cina, ed è presente in più di 130 Paesi e regioni.

Nella classifica Fortune Global 500 del 2026, Chery Automobile ha fatto il suo debutto come società quotata, entrando al 383º posto, e si è piazzata al 30º posto mondiale per return on equity (ROE) con un valore del 36,5%, risultando la prima tra le aziende cinesi incluse nella graduatoria.

La dimensione internazionale

La dimensione internazionale è l'elemento più rilevante della strategia di Chery. Nel primo semestre del 2026 il gruppo ha esportato 943.800 veicoli, con un incremento del 71,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. A questi si aggiungono i dati di luglio, quando le esportazioni mensili hanno raggiunto il record di 202.533 unità, con una crescita del 70,1% su base annua: un risultato che ha reso Chery il primo costruttore cinese a superare la soglia delle 200.000 auto esportate in un singolo mese.

Il dato più significativo, tuttavia, è che quasi 7 milioni di clienti del gruppo si trovano fuori dalla Cina, pari a circa un terzo del totale cumulato. Si tratta di un rapporto che pochi altri produttori cinesi possono vantare e che testimonia la vocazione globale di un'azienda che ha fatto dell'export il proprio cavallo di battaglia. L'Europa rappresenta il banco di prova più delicato: tra gennaio e giugno 2026 il gruppo dichiara 174.000 veicoli venduti, con una crescita superiore al 212%, mentre nel Regno Unito Chery si sarebbe collocata per quattro mesi consecutivi tra i primi due marchi del mercato.

Tre cinesi nella top 10 mondiale

A certificare l'ascesa dei costruttori cinesi nel panorama automobilistico globale sono i dati elaborati da Cui Dongshu, segretario generale della China Passenger Car Association (CPCA), sulla base delle statistiche dell'Organizzazione mondiale dei costruttori (OICA). Per la prima volta nella storia, tre aziende cinesi sono entrate contemporaneamente nella top 10 mondiale per quota di mercato nel primo semestre del 2026. Si tratta di BYD, Geely e Chery. La classifica è guidata da Toyota con l'11%, seguita da Volkswagen (8,1%) e dal gruppo Hyundai-Kia (7,6%).

Più indietro Stellantis (6%) e Renault-Nissan-Mitsubishi (5,4%). Al sesto posto troviamo BYD con il 4,8%, seguita al settimo da Geely Holding Group con il 4,6% e al nono da Chery, a pari merito con Ford al 4,1%. Dieci anni fa, nel 2016, BYD si fermava allo 0,6% di quota mondiale, Geely all'1,5% e Chery allo 0,8%: in un decennio tutte e tre le case hanno moltiplicato la propria presenza globale.

Va però notato che il dato di Geely comprende anche i risultati di marchi occidentali controllati come Volvo, Smart, Polestar, Lotus e Proton, mentre BYD ha subito un leggero calo rispetto al 5,4% del 2025 a causa di una frenata delle vendite sul mercato interno cinese.

Il peso della Cina e la strategia dei margini

L'ingresso di BYD, Geely e Chery nella top 10 mondiale è solo l'ultimo segnale di una trasformazione strutturale del settore. Nel primo semestre del 2026 la Cina ha prodotto 14,99 milioni di veicoli e ne ha venduti 15,01 milioni, con un calo rispettivamente del 4% e del 4,1% rispetto all'anno precedente, ma le esportazioni hanno raggiunto i 5,1 milioni di unità, in crescita del 65,3%.

I veicoli a nuova energia, in particolare, hanno trainato la crescita: la produzione e le vendite hanno superato i 7 milioni di unità nel semestre, con un incremento del 6,7% e del 7,3%, e le esportazioni di NEV sono aumentate del 120%. Dietro questi numeri c'è una strategia industriale precisa: i grandi gruppi cinesi, in larga parte a controllo statale, non danno priorità alla redditività a breve termine ma alla conquista di quote di mercato.

Come ha spiegato lo stesso Cui Dongshu, il margine medio dell'industria automobilistica cinese si attesta intorno al 4,1%, molto inferiore a quello di altri settori manifatturieri, ma l'obiettivo è crescere in scala e presenza globale, anche a costo di comprimere gli utili. Il traguardo di Chery e la presenza di tre case cinesi nella top 10 mondiale sono la prova più evidente che questa strategia sta funzionando, e che gli equilibri del mercato automobilistico globale non saranno più gli stessi.

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