La Ferrari spaventa il Mondiale con idee e velocità, ora però serve la mentalità vincente
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Redazione Sport
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Nel paddock di Sakhir, durante le sessioni di test che precedono il Mondiale il cui via è fissato per l’8 marzo in Australia, si è scatenata una caccia all’immagine senza precedenti, un’attenzione maniacale che ha come unico oggetto del desiderio la nuova ala posteriore della Ferrari SF-26 -2. Quella che è stata ribattezzata “Macarena”, per via del suo movimento che ricorda la coreografia del ballo spagnolo con le braccia che si alzano, non è solo una trovata estetica ma rappresenta una delle interpretazioni più estreme e discusse del nuovo regolamento tecnico -4-9. La scuderia di Maranello, dopo aver intravisto nei test tra Barcellona e Sakhir segnali incoraggianti, ha deciso di mostrare le proprie carte, o almeno alcune di esse, e l’effetto è stato quello di un terremoto in mezzo al deserto. Gli ingegneri avversari si sono letteralmente fatti in quattro per scattare fotografie e comprendere i segreti di un meccanismo, quello del flap posteriore, che non si limita ad aprirsi per ridurre la resistenza all’avanzamento come un tradizionale DRS, ma ruota su sé stesso di circa centottanta gradi fino a capovolgersi completamente, trasformando il profilo alare in una sorta di generatore di portanza inversa -2-7.
L’ingegneria dietro il ballo della SF-26
Questa soluzione, che per ora è stata vista in pista per soli cinque giri con Lewis Hamilton, è un capolavoro di meccanica che ha acceso più di un sospetto tra i competitor -7-10. Il movimento, reso possibile da attuatori posizionati all’interno dei supporti laterali dell’ala, inverte completamente il flusso d’aria, annullando quasi del tutto la resistenza aerodinamica e, stando a quanto si mormora, regalando alla rossa un vantaggio in termini di velocità di punta stimato intorno agli otto chilometri orari in più rispetto alle rivali -2-4. Ma ciò che più preoccupa gli altri team è la complessiva filosofia progettuale che emerge dalla SF-26, una macchina che sembra essere stata pensata fin dal principio per ospitare soluzioni al limite del regolamento, come conferma la volontà del direttore tecnico Loic Serra di spingere al massimo il concetto di efficienza -8. Non c’è solo l’ala posteriore rotante, la cosiddetta “Macarena”, a fare da apripista in questa nuova era tecnica; c’è anche il modulo FTM, quel piccolo profilo posizionato davanti allo scarico che altri non è che una rivisitazione moderna e raffinata dello scarico soffiato, capace di incrementare il carico senza aumentare la resistenza sfruttando i gas di scarico per energizzare il diffusore, una soluzione questa che, come raccontano gli addetti ai lavori, risulta praticamente impossibile da copiare per chi non abbia già concepito il retrotreno della propria vettura con la stessa flessibilità di sviluppo -1-6-10.
L’ombra lunga delle verifiche tecniche
L’entusiasmo per queste trovate ingegneristiche, tuttavia, convive con un sottile velo di preoccupazione che aleggia nel box del Cavallino. Se da un lato fa piacere, come ha ammesso Serra, vedere l’effetto che fanno le proprie creazioni negli avversari, dall’altro la consapevolezza di aver portato in pista qualcosa di così radicale espone la scuderia a un esame ancor più meticoloso da parte della Federazione -2-7. La FIA, prevedibilmente, esaminerà la conformità del sistema di rotazione dell’ala posteriore alle norme sulla sicurezza e sulla mobilità dei profili aerodinamici, un esame che si preannuncia delicato. In ballo non c’è solo la liceità della “Macarena”, ma la sua stessa affidabilità in condizioni di gara: un malfunzionamento a trecento chilometri orari, con il flap bloccato in posizione capovolta, potrebbe compromettere irrimediabilmente la stabilità della vettura, un rischio che i rivali non hanno mancato di sottolineare con una certa enfasi -2.




