Francia, Macron: aumenteremo il numero di testate nucleari ma non è una corsa agli armamenti
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Redazione Esteri
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Nel corso di un discorso tenuto dalla base navale di Île Longue, in Bretagna, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato un incremento dell’arsenale atomico nazionale, una decisione, questa, motivata dalla necessità di adeguare la deterrenza a un contesto geopolitico che il capo dell’Eliseo ha definito «sempre più pericoloso, mutevole e caratterizzato dalla proliferazione». Pur non specificando l’entità dell’incremento, una svolta rispetto alla tradizionale trasparenza francese in materia, Macron ha dichiarato che d’ora in avanti Parigi non rivelerà più la dimensione complessiva del suo arsenale, «a differenza di quanto potrebbe essere accaduto in passato». Una scelta, quella dell’ambiguità strategica, volta a tenere potenziali avversari nell’incertezza, sebbene il presidente abbia voluto precisare, quasi a scanso di equivoci, che «non si tratta di entrare in una sorta di corsa agli armamenti».
Una dottrina aggiornata per un mondo in frantumi
L’intervento del presidente, il terzo di un capo di Stato francese sulla dottrina nucleare dopo quelli del 2015 e del 2020, giunge in un momento in cui le certezze della Guerra Fredda e dell’immediato dopo sembrano definitivamente dissolte. Macron ha evocato esplicitamente l’Iran, le cui «capacità nucleari e balistiche non sono ancora distrutte», ma lo sfondo è ben più ampio e comprende l’aggressività russa in Ucraina, l’ascesa della Cina e, fattore non secondario, la mutata affidabilità del tradizionale ombrello statunitense sotto la presidenza di Donald Trump. «Non possiamo più considerare le minacce in modo isolato – ha avvertito il presidente – perché nuovi legami sono emersi tra loro». È in questo quadro di «brutalizzazione del mondo», per dirla con l’Eliseo, che si inserisce la necessità di potenziare lo strumento dissuasivo, un potenziamento che però, a sentire le parole di Macron, non mira a inseguire le cifre di Mosca o Washington, quanto piuttosto a mantenere credibile la capacità di infliggere «danni inaccettabili» a chiunque minacci gli interessi vitali della nazione.
Verso una dimensione europea della deterrenza
La novità di maggior peso politico, al di là dell’aumento numerico delle testate, risiede nell’apertura a quella che Macron ha definito «dissuasione avanzata», un concetto che implica un coinvolgimento più strutturato dei partner europei. «È tempo che l’Europa prenda maggiormente in mano il proprio destino», ha scandito il presidente dalla Bretagna, annunciando che otto paesi – tra cui Germania, Polonia, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca – hanno già accettato di partecipare a esercitazioni congiunte e di ospitare, in determinate circostanze, i velivoli dell’armée de l’air capaci di trasportare ordigni atomici. Un’integrazione, questa, che mira a «complicare il calcolo dei nostri avversari» attraverso la disseminazione delle forze in profondità nel continente. Macron ha inoltre rivelato che Parigi, Berlino e Londra collaboreranno allo sviluppo di missili a lunghissimo raggio nell’ambito dell’iniziativa ELSA, un progetto che include anche Italia, Polonia e Svezia e che dovrebbe fornire all’Europa «nuove opzioni per gestire in modo convenzionale la scala».
Sovranità nazionale e cooperazione operativa
Nonostante queste aperture, il presidente francese è stato estremamente categorico nel ribadire un principio cardine della dottrina gollista: la decisione finale sull’impiego dell’arma atomica rimane una prerogativa esclusiva del presidente della Repubblica francese, «responsabile di fronte al popolo francese». Non vi sarà, ha chiarito, «alcun partage della decisione ultima, né nella pianificazione né nella messa in opera». Si tratta, in sostanza, di offrire una copertura agli alleati, di estendere di fatto il beneficio della deterrenza, ma senza cedere un briciolo di sovranità. La cooperazione, per quanto avanzata, si fermerà dunque alle esercitazioni congiunte, al dispiegamento di forze e alla pianificazione strategica, ma il dito sul pulsante resterà unicamente quello del presidente francese. Un modo, probabilmente, per rispondere a chi in patria teme una cessione di sovranità, ma anche per offrire ai partner europei, preoccupati dall’inaffidabilità americana, un’alternativa credibile sebbene circoscritta.




