Horner lascia la Red Bull dopo vent’anni: "Il privilegio più grande della mia vita"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Christian Horner ha chiuso ieri, con un discorso commosso davanti ai dipendenti della Red Bull a Milton Keynes, un’era durata oltre due decenni. L’annuncio del suo allontanamento, comunicatogli dalla dirigenza il giorno precedente, è arrivato senza preavviso, lasciando molti nello shock. "Ieri mi è stato detto che, operativamente, non sarò più coinvolto nel team dopo questo incontro", ha spiegato l’ormai ex team principal, la cui voce ha più volte tradito l’emozione.

Quella di Horner è stata una carriera costruita su trionfi e trasformazioni radicali. Quando arrivò nel 2005, la scuderia era poco più che un progetto ambizioso, con due edifici fatiscenti e un futuro incerto. Sotto la sua guida, la Red Bull è diventata una potenza dominante: 14 titoli mondiali, di cui 8 piloti – quattro conquistati da Sebastian Vettel tra il 2010 e il 2013, e gli ultimi con Max Verstappen. "Sono entrato in una squadra della quale non sapevo cosa aspettarmi", ha ricordato, "e ne abbiamo fatto una delle più vincenti della storia".

La separazione, però, arriva in un momento turbolento. Dietro le quinte, i rapporti con la dirigenza si erano incrinati, in un clima di tensioni che aveva già fatto discutere nei mesi scorsi. Horner, che aveva sempre negato ogni frizione, ha voluto incontrare personalmente i dipendenti per salutare chi, come ha sottolineato, "ha reso possibile tutto questo". Il suo post pubblico, in cui ha definito l’esperienza "il privilegio più grande della mia vita", suona come un epitaffio elegante su una pagina che si chiude.

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