L’addio a Bagnoli, quel campione che parlava anche ai bambini: il ricordo di Gottardi
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Redazione Sport
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Un ragazzino con la voce ancora incerta, il cuore che gli batteva all’impazzata e il sogno di poter incontrare i suoi idoli. Era il 1982 quando Andrea Gottardi, allora poco più che un bambino, riuscì nell’impresa di entrare negli spogliatoi del Bentegodi per intervistare Osvaldo Bagnoli e i suoi giocatori. Oggi, quel ragazzino ha 56 anni, è diventato dipendente bancario, ma anche allenatore e dirigente di calcio per ragazzi, e conserva intatto il ricordo di un uomo che, come pochi altri, sapeva parlare a tutti, anche ai più piccoli.
Mentre Verona si prepara a dare l’ultimo saluto al tecnico che ha scritto la pagina più bella della sua storia, scomparso a 91 anni, la memoria di Gottardi riaffiora come un tributo personale a un campione di umanità, oltre che di calcio.
Un saluto da tutta la città
Verona si stringe attorno alla figura di Osvaldo Bagnoli, l’allenatore che con il suo stile fatto di cenni, sguardi e una comunicazione essenziale riuscì a plasmare un gruppo di calciatori trasformandoli in campioni d’Italia. Quel leggendario scudetto del 1985 rimane ancora oggi un simbolo indelebile per la città, un’impresa che sembrava uscita da un racconto, alimentata anche dalla celebre canzone “Verona Beat” dei Gatti del Vicolo Miracoli, che da quel momento divenne l’inno non ufficiale della squadra e delle sue gesta.
Il legame tra Bagnoli e la sua città non si è mai spezzato, e la partecipazione al dolore per la sua scomparsa ne è la prova più evidente. Il sindaco Damiano Tommasi ha proclamato il lutto cittadino, e le istituzioni si sono mobilitate per permettere a tutti di rendere omaggio alla memoria dell’ex tecnico.
I funerali nella basilica di San Zeno
Le esequie si terranno martedì 21 luglio alle 15 nella basilica di San Zeno Maggiore, luogo simbolico per eccellenza della fede e della tradizione veronese, che già in passato aveva accolto i festeggiamenti per quell’indimenticabile titolo. A presiedere la cerimonia funebre sarà il vescovo di Verona, monsignor Domenico Pompili, che seguirà la liturgia del giorno.
La cerimonia sarà improntata alla semplicità che tanto contraddistingueva Bagnoli: prima della benedizione finale sono previsti solo alcuni brevi discorsi funebri già programmati, senza lasciare spazio a lunghe e talvolta retoriche commemorazioni. Al termine delle esequie, i familiari accompagneranno il feretro, mentre gli altri partecipanti saranno invitati a rimanere al proprio posto, in un gesto di raccoglimento che rispecchia la compostezza di un uomo che non amava i clamori.
Un addio tra maxischermi e migliaia di persone
La risposta della città alla scomparsa del “mister” è stata immediata e commovente. Sono attese migliaia di persone per salutare Bagnoli, tanto che per l’occasione sono stati predisposti dei maxischermi in piazza San Zeno per consentire a chi non potrà entrare nella basilica di seguire ugualmente la funzione. Il flusso di partecipanti è tale che il Comune ha adottato specifici provvedimenti per la viabilità, con la circolazione sospesa a partire dalle 12.30 per agevolare l’afflusso e la gestione della sicurezza.
La scelta di rendere omaggio a Bagnoli con un maxischermo in piazza è il segno di quanto questo allenatore abbia rappresentato per una generazione intera, un modo per riunire idealmente la comunità sotto il segno di un ricordo che unisce sport e affetto popolare.
Il ricordo di un bambino diventato uomo
Tra le tante storie che emergono in questi giorni, quella di Andrea Gottardi è forse la più emblematica. Intervistato dalla stampa, Gottardi ha ripercorso con emozione quel momento magico del 1982, quando riuscì a realizzare un sogno che per un bambino sembrava irraggiungibile. L’intervista negli spogliatoi del Bentegodi a Bagnoli e ai suoi calciatori fu per lui un’esperienza che ha segnato il suo rapporto con il calcio e con la vita.
Oggi, allenatore e dirigente di giovani calciatori, Gottardi custodisce gelosamente il ricordo di quei campioni, che non lo delusero mai e che si mostrarono disponibili e umani, capaci di ascoltare un ragazzino con la stessa attenzione che riservavano al campo. Un insegnamento che ha portato con sé nel tempo, un’eredità morale che va oltre il risultato sportivo.
La leggenda dell’operaio del calcio
Osvaldo Bagnoli non è stato solo un vincente, ma un uomo che ha saputo conquistare il cuore dei tifosi con la sua schiettezza e la sua umiltà. Arrivato a Verona con la fama di “operaio del calcio”, costruì la sua carriera lontano dai riflettori, lavorando sodo e trasmettendo ai suoi giocatori i valori del sacrificio e della passione. Il suo metodo, fatto di comunicazione non verbale e di un rapporto quasi paterno con la squadra, portò a risultati straordinari, coronati dallo scudetto dell’85, che ancora oggi rappresenta il vertice assoluto della storia gialloblù.
Il suo funerale, che si preannuncia come un evento di partecipazione straordinaria, suggella il legame indissolubile tra un allenatore e la sua città, un rapporto che non si è mai incrinato nonostante il passare degli anni.




