Omicidio mafioso a Palermo: il boss emergente di Brancaccio ucciso
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Redazione Interno
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Un tragico evento ha sconvolto il quartiere Sperone di Palermo. Giancarlo Romano, un emergente boss di Brancaccio, è stato ucciso in quello che è stato definito un delitto di mafia. Alessio Caruso è rimasto ferito nello stesso incidente. Il procuratore Maurizio de Lucia e i sostituti Enrico Bologna e Francesca Mazzocco hanno disposto il fermo di tre indagati: Camillo e Antonio Mira, padre e figlio, e lo stesso Caruso.
Scommesse clandestine e debiti non saldati
Il delitto sembra essere legato a scommesse clandestine e debiti non saldati. Secondo le prime ricostruzioni, tutto sarebbe nato dalla richiesta di saldare un debito di circa 2.500 euro da parte dei Mira nei confronti di Caruso. Il pagamento riguardava l'attività di Pietro Mira, figlio di Camillo e fratello di Antonio, che gestirebbe la raccolta delle scommesse abusive sui siti online nella zona.
Un pomeriggio di terrore
Il quartiere Sperone è stato teatro di un lungo pomeriggio di fuoco. Da un lato ci sarebbero stati Alessio Caruso e Giancarlo Romano, dall'altro Camillo e Antonio Mira, padre e figlio, con i loro parenti. Per un pomeriggio intero si sono inseguiti e affrontati per le vie di Palermo armati di pistola come nel Far West. L'epilogo tragico: la morte di Giancarlo Romano, 37 anni, ex fedelissimo del boss Antonio Lo Nigro, ora asceso al comando del clan di corso dei Mille.
Il controllo delle scommesse online
Dietro al delitto sembrano esserci debiti non saldati e il controllo delle scommesse online in un quartiere difficile, lo Sperone. Questo episodio sottolinea ancora una volta come la criminalità organizzata sia radicata nel territorio e come le attività illegali, come le scommesse clandestine, rappresentino una fonte di guadagno e di conflitto tra le diverse fazioni.




