La svolta sulla difesa Ue e la risposta alla guerra ibrida russa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Ursula von der Leyen, dinanzi al Parlamento europeo riunito a Strasburgo, ha rilanciato con determinazione il suo piano per il riarmo continentale, definendo senza mezzi termini le recenti violazioni come parti di una "guerra ibrida" condotta dalla Russia, che l'Unione deve imparare a prendere "molto sul serio". Il suo discorso, che ha preceduto il voto su una mozione per una risposta unitaria alle incursioni nello spazio aereo e contro le infrastrutture critiche, si è incentrato sulla necessità di una reazione collettiva, la quale, sebbene declinata nell'ultima versione del piano con il nome di "Preserving Peace", rappresenta di fatto quello che lei stessa ha descritto come "il più grande aumento di spesa per la difesa nella storia dell'Unione". Un progetto, questo, che dopo essere stato inizialmente battezzato "RearmEurope" e poi modificato in "Readiness 2030" per attenuarne le connotazioni belliche, trova ora la sua cifra nel binomio inscindibile tra preparazione militare e preservazione della pace, in un complesso gioco di scatole cinesi retorico e politico.

Il cambio di rotta dei partiti

Proprio mentre von der Leyen parlava, si consumava una significativa evoluzione nell'assetto politico dell'Eurocamera, dove Popolari europei e il gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei hanno operato un netto cambio di rotta, accettando apertamente di lavorare a una difesa comune dopo le frenate che avevano caratterizzato i mesi precedenti. Le formazioni, che oggi voteranno a favore della mozione, insistono sull'urgente necessità di progredire verso un'autentica Unione europea della difesa, una posizione maturata alla luce delle ultime aggressioni russe, delle minacce poste dai droni e del programmato disimpegno strategico degli Stati Uniti dal vecchio continente. Essi, pertanto, si dicono pronti a sostenere l'impiego di risorse finanziarie dell'Unione per contrastare le minacce provenienti da Mosca, segnando un punto di svolta nel dibattito sulla sovranità strategica.

Il nodo della risposta ai droni

Tra gli elementi più concreti e immediati della discussione, emerge con forza la questione del cosiddetto "muro di droni", una proposta sulla quale i ventisette Stati membri hanno mostrato posizioni divise e che la mozione in votazione intende affrontare. La Germania, in particolare, ha già espresso la sua disponibilità all'abbattimento dei velivoli senza pilota considerati una minaccia, allineandosi all'appello della presidente della Commissione che, già la scorsa settimana a Copenaghen, aveva sollecitato una reazione comune a queste violazioni. L'idea di una cortina difensiva tecnologica, sebbene complessa da realizzare per le implicazioni tecniche e politiche, rappresenta uno dei capisaldi della strategia di risposta alle azioni ibride, le quali, per loro natura, richiedono contromisure altrettanto innovative e integrate.

Il contesto giudiziario e sociale

Mentre le istituzioni europee dibattono di sicurezza esterna, la cronaca nazionale registra altri eventi significativi, come la richiesta di commissariamento giudiziario per un noto gruppo manifatturiero avanzata dalla Procura di Milano, un procedimento che si aggiunge al quadro di un'attenta vigilanza sul mondo economico. Parallelamente, dalla Fondazione Gimbe giunge la denuncia di un calo consistente della spesa per la sanità pubblica negli ultimi tre anni, un dato che delinea una contrazione di risorse in un settore fondamentale, mentre dalle massime cariche dello Stato arrivano riflessioni sulle nuove leggi, con il presidente della Repubblica che ha espresso perplessità riguardo alla normativa che istituisce una festa nazionale.

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