Ebola, il volo Air France diretto a Detroit dirottato in Canada: un passeggero del Congo a bordo
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Redazione Salute
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Il cielo nordamericano è stato teatro, nelle scorse ore, di un curioso incidente diplomatico e sanitario che ha costretto un Boeing 777 della Air France a cambiare rotta in volo. Il volo Afr 738, partito dall’aeroporto "Charles de Gaulle" di Parigi con destinazione Detroit, non ha mai raggiunto il suolo statunitense: le autorità federali, venute a conoscenza della presenza a bordo di un passeggero proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo, ne hanno imposto il dirottamento immediato verso Montreal, in Canada. Una decisione, quest’ultima, presa per rispettare le nuove e restrittive normative sanitarie emanate dalla Casa Bianca per arginare il rischio di importazione del virus Ebola.
Le regole stringenti della Casa Bianca
A scatenare il caos aereo, infatti, non è stato un guasto meccanico o una emergenza medica a bordo – come hanno prontamente specificato i portavoce della compagnia transalpina – ma l’applicazione di un protocollo di sicurezza entrato in vigore da poche ore. L’amministrazione americana, come riportato dai principali media, ha deciso di concentrare tutti gli ingressi provenienti dalle zone epidemiche in un unico valico: l’aeroporto di Washington-Dulles. L’obiettivo dichiarato è quello di centralizzare le procedure di screening per quei viaggiatori che, negli ultimi ventuno giorni, abbiano soggiornato in aree a rischio. Il passeggero congolese, salito a Parigi, non avrebbe mai dovuto imbarcarsi per Detroit secondo queste nuove disposizioni; un errore umano nella fase di check-in che ha scatenato una reazione a catena costata cara alla compagnia e ai cento altri passeggeri rimasti a bordo.
Errore di imbarco e protocolli di emergenza
La macchina burocratica e sanitaria si è messa in moto non appena i sistemi di controllo hanno incrociato i dati del volo con quelli anagrafici del viaggiatore africano. Le autorità statunitensi hanno comunicato il diniego all’atterraggio su suolo americano prima ancora che l’aereo varcasse i confini atlantici. A quel punto, Air France ha dovuto richiedere un nullaosta d’emergenza al governo canadese per effettuare uno scalo tecnico a Montreal-Trudeau, dove un’équipe della Public Health Agency of Canada (l’agenzia sanitaria canadese) era già pronta a intervenire. Sul posto, gli operatori hanno valutato il passeggero – che, va detto, al momento dell’ispezione non presentava alcun sintomo riconducibile al virus – estromettendolo dal volo per poi rispedirlo indietro con un aereo diretto a Parigi. L’aereo, dopo questa sosta forzata, ha infine potuto riprendere il volo alla volta del Michigan, giungendo a destinazione con un ritardo significativo.
L’epidemia e le misure precauzionali
La rigidità mostrata da Washington trova la sua giustificazione nel bollettino di guerra fornito dalle organizzazioni sanitarie internazionali relative all’epidemia in corso nell’est della Repubblica Democratica del Congo. I dati parlano di circa cinquecento contagi e di oltre centotrenta decessi accertati, anche se alcune fonti locali suggeriscono numeri potenzialmente più elevati. A preoccupare i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) è la variante in circolazione, una ceppo chiamato "Bundibugyo" per il quale, al momento, non esistono ancora vaccini approvati o terapie specifiche. Sebbene l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia più volte ribadito che il rischio di propagazione internazionale resta basso – ricordando che il virus si trasmette solo attraverso i fluidi di soggetti già sintomatici – gli Stati Uniti hanno preferito giocare d’anticipo, bloccando sul nascere qualsiasi possibile minaccia.




