Provvedimenti per due docenti dopo il suicidio dello studente Paolo a Fondi
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Redazione Interno
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Oltre alla sospensione della dirigente, durata venti giorni, l’Ufficio Scolastico regionale per il Lazio ha disposto analoghi provvedimenti disciplinari nei confronti di altre due figure dell’Istituto superiore Pacinotti di Fondi, in provincia di Latina. Si tratta, come precisato, della vicepreside e della responsabile della succursale di Santi Cosma e Damiano, il plesso frequentato dall’adolescente. L’amministrazione, per una scelta di riserbo che caratterizza l’intera vicenda, ha tuttavia evitato di rilasciare dichiarazioni ufficiali, limitandosi a comunicare che non fornirà informazioni “in merito alla conclusione di eventuali procedimenti disciplinari”, una formula asciutta che lascia intendere come il percorso amministrativo interno possa considerarsi concluso, o quanto meno in una fase avanzata.
Il contesto delle indagini
I provvedimenti, che si inseriscono in un quadro complesso e doloroso, seguono di alcuni mesi la morte di Paolo Mendico, il quindicenne che si è tolto la vita nello scorso settembre, appena un giorno prima della riapertura delle scuole. Il gesto estremo del ragazzo, come noto, ha riaperto un doloroso dossier su episodi di bullismo che sarebbero avvenuti all’interno del contesto scolastico, spingendo le autorità a un riesame delle responsabilità di chi aveva compiti di vigilanza e di coordinamento. Le indagini delle forze dell’ordine, del resto, proseguono sul versante giudiziario, cercando di ricostruire con precisione la sequenza degli eventi e le eventuali negligenze che avrebbero potuto contribuire alla tragedia.
La reazione della famiglia
La notizia delle nuove sospensioni, circolata nelle scorse ore, è stata accolta con amarezza e scetticismo dai genitori di Paolo. La madre, Simonetta Mendico, intervenendo in un programma televisivo, ha espresso tutta la sua frustrazione per una comunicazione avvertita come opaca e insufficiente. “Innanzitutto non sono veramente sicura che questo sia successo – ha dichiarato – anche perché io non ho visto con i miei occhi nessun verbale, niente di scritto”. Una posizione che trascende il singolo provvedimento e denuncia, in sostanza, una carenza di dialogo e trasparenza tra l’istituzione scolastica e la famiglia nel corso di tutta questa triste vicenda, dalla sua origine allo sviluppo delle indagini interne.
Una vicenda ancora aperta
Mentre la macchina amministrativa ha dunque mosso i suoi passi, arrivando a sanzionare tre figure di vertice dell’istituto, il caso mantiene intatta la sua carica di dolore e di interrogativi. I provvedimenti, seppur significativi, non chiudono il cerchio delle questioni sollevate dalla morte del giovane studente, lasciando aperto il confronto, anche pubblico, su quanto accaduto. La sofferenza dei familiari, il lavoro degli investigatori e il dovere istituzionale della scuola di garantire ambienti sicuri rappresentano, in questa fase, i diversi piani di una stessa, complessa realtà, che attende ancora risposte definitive e un pieno chiarimento delle dinamiche che hanno portato alla tragedia.




