Melanoma, la Fondazione lancia la campagna “Vestiti di prevenzione”

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Scegliere cosa indossare ogni mattina è un gesto che, ripetuto meccanicamente, finisce spesso per nascondere un potenziale rivoluzionario in campo sanitario. In occasione della Giornata nazionale del 2 maggio, la Fondazione Melanoma ha deciso di puntare i riflettori proprio su questa quotidianità, lanciando “Vestiti di prevenzione”, una campagna che rovescia l’approccio tradizionale alla protezione solare. Il messaggio, veicolato in queste ore dagli specialisti, è netto: la prima linea di difesa contro il tumore della pelle più aggressivo non risiede esclusivamente nei flaconi di crema, bensì nella capacità di coprirsi adeguatamente, trasformando l’abbigliamento in un vero e proprio dispositivo di protezione individuale.

I numeri, del resto, raccontano un paradosso difficile da ignorare. In Italia il melanoma è il terzo tumore più frequente prima dei cinquant’anni e, negli ultimi due decenni, i nuovi casi – che oggi sfiorano quota quindicimila all’anno – sono più che raddoppiati rispetto ai seimila registrati nel 2004. Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma, sottolinea come le scottature, anche se episodiche, rappresentino il fattore di rischio maggiore; una sola ustione ogni due anni, avverte il professore, può triplicare le probabilità di sviluppare la malattia. A complicare ulteriormente il quadro, si legge nei dati, concorrono i cambiamenti climatici e le nuove abitudini di viaggio, con esposizioni fuori stagione o “mordi e fuggi” in mete tropicali che moltiplicano l’insidia dei raggi ultravioletti.

Il paradosso della protezione e le aree dimenticate

C’è una sottile, pericolosa illusione legata ai filtri solari: un uso spesso discontinua, concentrata sulle due settimane di vacanza al mare, lascia esposte per le restanti cinquanta settimane un’ampia fetta della popolazione. Gli studi citati dalla Fondazione, come quelli pubblicati su riviste quali *Cancers* o *Cancer Epidemiology*, evidenziano il cosiddetto “paradosso della crema solare” – ovvero la tendenza a prolungare l’esposizione confidando in una protezione che, applicata in modo insufficiente o una tantum, si rivela inefficace. L’abbigliamento, a differenza della lozione che scade o si lava via col sudore, offre una barriera fisica costante; e la scelta del guardaroba, aggiungono gli esperti, determina addirittura la localizzazione geografica del melanoma sul. Una recente analisi di Cancer Research UK mostra che negli uomini ben quattro melanomi su dieci compaiono sul dorso (schiena, petto e addome), mentre nelle donne un terzo delle diagnosi riguarda arti inferiori e fianchi: una differenza che riflette fedelmente le abitudini sociali, come la tendenza maschile a stare a torso nudo e l’uso femminile di shorts o gonne.

Il guardaroba come scudo: dalle tinte ai tessuti

La campagna “Vestiti di prevenzione” non si limita a indicare il problema, ma dettaglia una serie di accorgimenti concreti per chi vuole ridurre il rischio. Anche quando il caldo diventa soffocante, coprire braccia e gambe con tessuti naturali come lino o cotone – oppure con fibre tecniche dall’etichetta UPF (fattore di protezione ultravioletto) – mantiene la pelle più fresca rispetto all’esposizione diretta al sole. La scelta cromatica, in questo contesto, gioca un ruolo controintuitivo: il bianco e i colori pastello, spiega Ascierto, proteggono meno delle nuance scure o brillanti come il rosso e il blu navy, perché questi ultimi assorbono le radiazioni impedendo loro di penetrare nei tessuti. Parallelamente, gli accessori diventano elementi essenziali: un cappello a tesa larga (almeno sette centimetri) scherma orecchie, nuca e il cuoio capelluto – zona spesso dimenticata, specialmente negli uomini – mentre la montatura “avvolgente” per occhiali da sole blocca i raggi riflessi che aggrediscono la delicata pelle perioculare.

Verso una nuova consapevolezza dermatologica

L’invito della Fondazione, ribadito in vista della ricorrenza del 2 maggio, è quindi quello di integrare l’uso della crema – che rimane fondamentale, specialmente se ad alto spettro – in una strategia molto più ampia che parte dall’armadio. L’abitudine di proteggersi esclusivamente sotto l’ombrellone lascia il posto a un approccio “a strati” che accompagna la persona nelle attività quotidiane in città, durante lo sport o nelle passeggiate di metà stagione. Per diffondere queste indicazioni, l’oncologo Vincenzo De Giorgi (interpellato nel report originale) ricorda che la maggioranza delle famiglie, durante i normali spostamenti urbani, non adotta alcuna fotoprotezione, concentrando le attenzioni solo nei contesti balneari. Ed è proprio questa discontinuità, secondo i medici, a lasciare ampi varchi ai raggi UV, attivi con intensità dannosa da marzo a ottobre anche quando il cielo è coperto. La prevenzione, insomma, si veste – letteralmente – prima ancora di uscire di casa.

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