Melanoma, la prevenzione si fa (anche) con i vestiti. A Vicenza uno screening speciale per la nuova giornata nazionale

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non bastano più i bagni di sole inconsapevoli né, e questo è il paradosso, l’uso superficiale delle creme protettive. La prima linea di difesa contro il melanoma, il tumore della pelle più aggressivo, torna a essere quella più antica e spesso sottovalutata: l’abbigliamento. In un’epoca in cui i cambiamenti climatici moltiplicano il rischio di scottature anche fuori stagione, la strategia di prevenzione cambia volto, spostandosi direttamente davanti all’armadio.

I numeri, del resto, fotografano un’emergenza silenziosa. In Italia i casi sono più che raddoppiati negli ultimi vent’anni, passando da circa seimila nel 2004 a quasi quindicimila ogni anno, con il melanoma che si conferma il terzo tumore più diffuso sotto i cinquant’anni. Un dato, quest’ultimo, che smonta il pregiudizio secondo cui si tratterebbe di una patologia esclusivamente senile. Lo confermano le evidenze raccolte in Veneto, dove la patologia rappresenta la prima causa di tumore nei maschi sotto i cinquant’anni.

In questo scenario, la LILT di Vicenza scende in campo con un’iniziativa concreta. Approfittando della neonata Giornata nazionale per la prevenzione del melanoma – istituita ufficialmente dal Senato per il 2 maggio – la sezione berica organizza per domenica 3 maggio una giornata straordinaria di screening presso la sede storica di Borgo Casale 84/86. Dalle nove del mattino alle sei del pomeriggio, con una pausa a pranzo, tre medici specialisti saranno a disposizione per effettuare duecento visite di controllo dei nei, un’opportunità resa possibile dalla prenotazione obbligatoria. L’evento avrà una sfumatura particolare in vista della Festa della Mamma: è previsto infatti un percorso gratuito di informazione e counseling dedicato alle ragazze tra i tredici e i sedici anni, accompagnate dalle loro madri, un vero e proprio passaggio di testimone nella cultura della salute.

Il paradosso della crema solare e la campagna “Vestiti di prevenzione”

Ma cosa rende l’abbigliamento così cruciale? Il presidente della Fondazione Melanoma, Paolo Ascierto (direttore dell’Unità di Oncologia melanoma dell’Istituto Pascale di Napoli), introduce il concetto del “paradosso della crema solare”. Attenzione, non si tratta di demonizzare i filtri. Il problema è che chi li utilizza tende a sviluppare un falso senso di sicurezza, rimanendo esposto ai raggi ultravioleti per periodi più lunghi o nelle ore più calde, spesso applicando il prodotto in quantità insufficiente. Alcuni studi internazionali hanno addirittura rilevato un’associazione tra l’uso di creme e un rischio più che raddoppiato di sviluppare un cancro della pelle, proprio per questo meccanismo comportamentale.

Per scardinare questi falsi miti, nasce la campagna “Vestiti di prevenzione”. Il messaggio è rivoluzionario nella sua semplicità: coprirsi è la forma più efficace di protezione individuale. A differenza della lozione, che scade o si lava via con il sudore, l’indumento offre una barriera fisica costante. I tessuti tecnici con certificazione UPF, ad esempio, possono bloccare fino al 98% dei raggi, mentre le scelte quotidiane – come indossare una camicia di lino a maniche lunghe o un cappello a tesa larga (almeno sette centimetri) – riducono drasticamente l’esposizione diretta.

Dimmi come ti vesti e ti dirò dove colpisce

La correlazione tra abitudini sociali e localizzazione del tumore è sorprendentemente precisa. I dati diffusi dalla Cancer Research UK mostrano una netta differenza di genere: negli uomini, due melanomi su cinque (circa il 40%) vengono diagnosticati sul dorso, ovvero schiena, petto e addome, a testimonianza della radicata abitudine maschile di stare a torso nudo all’aperto. Nelle donne, invece, più di un terzo dei casi si manifesta sulle gambe, dove l’uso di gonne e pantaloncini lascia la pelle scoperta. Un’analisi che rivela come la moda, o la sua assenza, possa influenzare direttamente la geografia del rischio.

L’impegno concreto sul territorio veneto

A Vicenza, l’impegno della LILT non si esaurisce con l’evento del 3 maggio. L’associazione vanta numeri importanti: solo nel 2025 sono state effettuate oltre cinquemilacinquecento visite di controllo, mentre nel 2026 se ne contano già più di millecinquecento. La prevenzione scende in campi insoliti, come dimostra la collaborazione con i Vigili del Fuoco o l’iniziativa **“Un goal contro il melanoma”**, realizzata con i giocatori del L.R. Vicenza per sensibilizzare chi pratica sport all’aria aperta. Esiste persino un progetto di formazione dedicato ai parrucchieri, affinché diventino “sentinelle” sul territorio, capaci di notare eventuali anomalie della pelle dei clienti.

La regola, ricordano gli esperti, resta sempre l’osservazione. La pelle è un organo visibile, e il melanoma, se intercettato in tempo, è curabile. Se un neo cambia forma, colore o dimensione – un brutto anatroccolo rispetto agli altri – è il momento di farlo vedere a un medico. Nel frattempo, domenica prossima a Borgo Casale, c’è un’occasione per togliersi ogni dubbio, possibilmente indossando un bel cappello.

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