Scadenze fiscali marzo e aprile 2026, il calendario tra modello Eas, 730 e rottamazione

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il 31 marzo 2026 si configura, per associazioni, enti non commerciali, datori di lavoro e imprese, come una sorta di spartiacque amministrativo: in quella data, infatti, converge un groviglio di adempimenti fiscali e previdenziali la cui eventuale omissione – va detto senza mezzi termini – espone a sanzioni certe e alla decurtazione di benefici agevolativi non indifferenti. Tra i termini più attesi, spicca quello relativo al modello Eas, una comunicazione che gli enti associativi devono presentare all’Agenzia delle Entrate per fornire dati rilevanti ai fini fiscali. Non si tratta di una mera formalità, bensì di un passaggio sostanziale: chi lo ignora rischia di vedersi preclusi regimi fiscali di favore. Parallelamente, entro lo stesso giorno vanno gestiti i versamenti dell’Iva periodica – per i soggetti con liquidazione mensile – e gli altri tributi legati alla cedolare secca sugli affitti brevi, senza dimenticare gli obblighi previdenziali verso l’Inps.

Modello Eas e rottamazione al capolinea, cosa cambia ad aprile

Superato lo scoglio del 31 marzo, il calendario fiscale di aprile 2026 si annuncia tra i più densi dell’intero anno. Il mese, infatti, non solo dà il via alla stagione del 730 precompilato, ma segna anche il termine ultimo – improrogabile – per presentare domanda di rottamazione quinquies delle cartelle. Una misura, quest’ultima, che consente di chiudere vecchi debiti con il Fisco dilazionando il pagamento; chi non provvede entro aprile perde questa chance, tornando esposto a azioni esecutive. Inoltre, per i lavoratori autonomi scatta l’appuntamento con la trasmissione delle Certificazioni Uniche (CU) e, per i titolari di partita Iva, con la dichiarazione Iva 2026, che riepiloga le operazioni effettuate nell’anno precedente.

Il calendario fiscale di aprile 2026, tutte le date da segnare

Aprile mette a dura prova l’organizzazione di professionisti e aziende: il 16 aprile, ad esempio, è il giorno limite per il versamento della prima rata dell’Iva annuale per chi ha optato per il differimento, mentre il 30 aprile scatta l’obbligo del collegamento tra Pos e Rt (i registratori telematici), una norma che mira a contrastare l’evasione da pagamenti elettronici. Non mancano gli adempimenti per i sostituti d’imposta, chiamati a versare le ritenute operate sui compensi erogati a marzo. Ogni data, lo si comprende facilmente, ha un suo peso specifico: saltarne una significa innescare meccanismi sanzionatori automatici, spesso aggravati dagli interessi legali.

Dalla stagione dichiarativa ai versamenti ordinari, come muoversi

Con l’avvio del 730 precompilato – messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate già dai primi giorni di aprile – il contribuente medio può visualizzare, modificare e integrare i propri dati reddituali. Tuttavia, l’accesso a questo strumento non elimina la responsabilità individuale: errori o omissioni nella certificazione medica, nelle spese detraibili o nei redditi da lavoro autonomo restano a carico del dichiarante. Per le partite Iva, invece, aprile è il mese del versamento dell’acconto Irap per taluni regimi e della comunicazione dei corrispettivi giornalieri. La mole di scadenze, insomma, richiede un approccio sistematico: calendarizzare i pagamenti, verificare la propria posizione con il cassetto fiscale e, nei casi più complessi, affidarsi a un intermediario abilitato resta la prassi più prudente.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.