Muser invoca "una pace disarmata" dopo l’attacco in Iran. Leone XIV: «L’umanità grida la pace»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notizia del bombardamento americano su tre siti nucleari iraniani, seguito dalla risposta missilistica di Teheran contro città israeliane, ha riacceso tensioni che sembravano sopite. A pochi minuti dalla diffusione delle prime immagini, il vescovo Muser ha ripreso le parole di papa Leone, definendole «una luce nell’oscurità», e ha parlato di «una pace disarmata e disarmante», quella che la Chiesa invoca da mesi.

Durante la Messa per il Corpus Domini, celebrata a Milano, il riferimento alla crisi mediorientale è stato netto. «Fermare la tragedia prima che diventi una voragine irreparabile»: è l’appello lanciato dal clero, mentre il Pontefice, nell’Angelus da piazza San Pietro, ha aggiunto un monito più ampio. «Oggi più che mai l’umanità grida e invoca la pace», ha detto Leone XIV, con la fronte segnata da una preoccupazione che le sue parole non nascondono. «È un grido che chiede responsabilità e ragione, e non dev’essere soffocato dal fragore delle armi».

L’attacco statunitense, ordinato dal presidente Trump dopo settimane di escalation verbali, ha spinto l’Iran a una reazione immediata, con raid che hanno colpito aree civili. Il Papa, senza citare direttamente le potenze coinvolte, ha insistito sul rischio che «le sofferenze di Gaza e di altri territori cadano nell’oblio», mentre nuovi focolai si accendono. «Parole retoriche incitano al conflitto», ha aggiunto, stringendo tra le mani il foglio con il discorso preparato, prima di lasciarsi andare a un’improvvisazione che ha accentuato il tono drammatico del messaggio.

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