Mette-Marit di Norvegia rompe il silenzio su Epstein: “Mi manipolava, non me ne accorgevo”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sono bastate poche, frammentarie frasi, pronunciate con la voce spezzata accanto a un marito che teneva lo sguardo fisso al suolo, per cercare di ricomporre una frattura che da settimane minava il rapporto tra la corona norvegese e l’opinione pubblica. Mette-Marit, principessa di Norvegia, ha scelto i microfoni della tv pubblica NRK per affrontare per la prima volta in modo diretto l’ombra lunga della sua amicizia con Jeffrey Epstein, il finanziere americano condannato per reati legati allo sfruttamento sessuale di minori e morto suicida nel 2019. Un’intervista, quella andata in onda il 20 marzo, che non è arrivata per caso: è stata il punto d’arrivo di circa sette settimane di pressioni mediatiche, durante le quali il Palazzo Reale di Oslo è rimasto in un silenzio divenuto ormai assordante, mentre il nome della principessa continuava a ricorrere nei cosiddetti Epstein Files, la pubblicazione di documenti che hanno riacceso i riflettori su contatti risalenti al periodo compreso tra il 2011 e il 2014.

La telefonata imbarazzante e la scelta del tempismo

La principessa ha descritto il legame con Epstein con una formula destinata a fare discutere: “Era solo un amico, ma mi sbagliavo”. A questa ammissione ha aggiunto la consapevolezza postuma di essere stata “manipolata e ingannata”, un’esperienza, ha detto, di cui non ci si rende conto mentre la si vive. L’intervista è stata registrata in un contesto familiare già profondamente segnato. Il giorno scelto per la messa in onda coincideva con l’udienza finale del processo che vede imputato il figlio maggiore della principessa, Marius Borg Hoiby, accusato di molteplici reati tra cui, in particolare, uno di violenza sessuale. Un tempismo che, pur non essendo stato esplicitamente commentato dai portavoce reali, ha inevitabilmente sovrapposto due crisi parallele: quella legata al passato di frequentazioni discutibili di Mette-Marit e quella giudiziaria che coinvolge il nucleo più ristretto della sua famiglia.

La spilla della zia e il ritorno in pubblico

A rompere la lunga assenza dalle scene pubbliche durata quasi due mesi non è stato però il faccia a faccia in tv, bensì un gesto simbolico avvenuto pochi giorni dopo, durante la visita di Stato dei sovrani del Belgio. Il Palazzo Reale, modificando il programma ufficiale all’ultimo momento, ha reinserito la principessa 52enne nella prima udienza dopo la cerimonia di benvenuto. Accanto al marito Haakon, erede al trono, Mette-Marit ha fatto il suo rientro indossando una spilla appartenuta alla principessa Ragnhild, figura che secondo indiscrezioni non aveva mai fatto mistero delle sue riserve nei confronti della nobildonna. Un dettaglio, questo, che nella lettura dei cronisti norvegesi ha assunto il peso di un messaggio volutamente ambiguo: un omaggio a una parente defunta o, forse, una presa d’atto silenziosa di un percorso solitario.

Le ombre giudiziarie e le inchieste

Il contenuto imbarazzante delle email svelate dagli Epstein Files ha costituito il combustibile principale delle polemiche. In quelle comunicazioni, risalenti agli anni in cui il finanziere era già stato condannato (nel 2008) per reati legati allo sfruttamento sessuale di minori, emergeva una confidenza che oggi la principessa liquida con l’accusa di manipolazione. Nessun dettaglio ulteriore sul contenuto specifico di quelle email è stato offerto nell’intervista, né sono stati forniti elementi per circoscrivere i contatti a episodi isolati. Dal canto suo, la corte reale ha evitato di rilasciare dichiarazioni aggiuntive, limitandosi a sostenere la scelta di Mette-Marit di rispondere in prima persona.

Un’eredità in bilico

Seduto accanto a lei durante l’intervista, il principe Haakon ha rappresentato il contraltare silenzioso di una confessione pubblica. Il suo ruolo, per statuto, è destinato a diventare centrale nel momento in cui salirà al trono, ma le conseguenze politiche e morali dello scandalo hanno riacceso un dibattito che in Norvegia non accenna a placarsi. Il fatto che il figlio di Mette-Marit, nato da una relazione precedente al matrimonio con Haakon, sia al centro di un procedimento penale per violenza sessuale aggrava ulteriormente la percezione di una istituzione sotto scacco. Mette-Marit ha scelto di parlare dopo settimane di isolamento, tentando di separare la sua responsabilità personale – ammettendo un errore di valutazione sulla natura dell’amicizia – dalle dinamiche giudiziarie che attualmente riguardano altri membri della sua cerchia familiare.

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