Corone nel fango: la futura regina di Norvegia e le ombre di Epstein

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’ombra lunga di Jeffrey Epstein, il cui caso ha già scosso le fondamenta di più di una monarchia europea, torna ad allungarsi su un trono scandinavo, questa volta in Norvegia. La principessa Mette-Marit, futura regina consorte, ha ammesso pubblicamente, in dichiarazioni che hanno sorpreso molti, di pentirsi per i suoi contatti con il finanziatore statunitense, morto in carcere in circostanze che le indagini giudiziarie hanno chiarito. Una ammissione che arriva in un momento particolarmente delicato, mentre la famiglia reale norvegese cerca di gestire un altro scandalo, ben più diretto e doloroso, che coinvolge il figlio di primo letto della principessa, Marius Borg Høiby. Il quale, è bene ricordarlo, non è considerato un membro ufficiale della casa reale, come ha tenuto a precisare con nettezza il principe ereditario Haakon.

Un figlio sotto processo e la netta presa di distanza del palazzo

Il conto alla rovescia per l’inizio del processo a carico di Marius Borg Høiby è ormai agli sgoccioli, con l’udienza fissata per il prossimo 3 febbraio davanti al Tribunale distrettuale di Oslo. L’imputato dovrà rispondere di un ampio ventaglio di accuse, che comprendono anche quella di stupro, per un totale di oltre trenta capi d’imputazione. In una mossa senza precedenti, il principe Haakon ha reso nota, a soli cinque giorni dalla data del processo, la decisione congiunta sua e della principessa Mette-Marit di non presenziare in aula durante le settimane del dibattimento, previste essere sette. Una scelta che equivale a un pubblico, seppur formale, voltare le spalle, accompagnato dall’impegno a non rilasciare alcun commento sullo svolgimento delle udienze. La posizione del palazzo è stata espressa in termini inequivocabili: il giovane, ha sottolineato l’erede al trono, non fa parte della famiglia reale norvegese, circoscrivendo in questo modo il potenziale danno d’immagine per la corona.

Le interferenze nelle indagini e l’eco dello scandalo Windsor

La tempistica delle dichiarazioni del principe Haakon non appare casuale, giungendo dopo voci, mai smentite del tutto, che vorrebbero la principessa Mette-Marit coinvolta in tentativi di interferenza nelle indagini a carico del figlio. Mentre il processo si avvia, quindi, non solo la madre sarà assente dal banco del pubblico, ma l’intera istituzione monarchica sembra ergersi a distanza di sicurezza. Un copione, per certi versi, che ricorda da vicino quanto già accaduto oltremanica con il principe Andrea, il cui legame con Epstein gli è costato titoli, onorificenze e ogni ruolo pubblico attivo all’interno della casa reale britannica, di fatto sancendone l’esilio dalla vita di corte. Anche l’eco dello scandalo, del resto, aveva già lambito un’altra monarchia del Nord, toccando marginalmente la principessa Sofia di Svezia, moglie del principe Carl Philip.

Una crisi di immagine per la monarchia norvegese

L’accumularsi di queste vicende, che intrecciano cronaca nera di alto profilo e relazioni imbarazzanti con personaggi controversi, rappresenta una sfida senza precedenti per la monarchia norvegese, tradizionalmente custode di un’immagine sobria e vicina al popolo. La scelta di marcare con tanta fermezza i confini tra la famiglia reale e Marius Borg Høiby è un tentativo di arginare un’onda d’urto che rischia di minare la credibilità dell’istituzione. La principessa Mette-Marit si trova così al centro di un duplice ciclone: da un lato il suo passato, con i contatti con Epstein che ora dichiara di rimpiangere, e dall’altro il presente giudiziario di suo figlio, da cui è costretta a prendere pubblicamente le distanze per salvaguardare, almeno formalmente, un ruolo che un giorno la vedrà regina.

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