Ferrari, la domenica amara di Suzuka: Leclerc furioso e la F1 che “è una barzelletta”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il terzo sabato stagionale, quello delle qualifiche del Gran Premio del Giappone a Suzuka, ha dipinto un quadro prestazionale che per la Ferrari inizia ad assumere i contorni di un deja-vu inquietante. Se il divario dalla vetta si era già palesato nelle prime due uscite, la pista nipponica ha cristallizzato una gerarchia che al momento pare inattaccabile: la Mercedes, con una prima fila interamente siglata dal giovane Kimi Antonelli – capace di scavalcando il compagno George Russell dopo un weekend passato a dettare il passo – e una McLaren in netta crescita, relegando il Cavallino Rampante al ruolo di terza forza. Il dato più crudo, quello che non ammette repliche, è il distacco di mezzo secondale dalla W16 delle Frecce d’Argento sul giro secco; un’emorragia di tempo che sembra concentrarsi proprio nel tratto in cui la potenza del motore dovrebbe fare la differenza.

È proprio in quel frangente, sul lungo rettilineo, che si è consumata la frustrazione di Charles Leclerc. Il monegasco, dopo aver siglato il quarto tempo a oltre sei decimi dalla pole di Antonelli, ha riversato la propria amarezza nelle comunicazioni di squadra con una durezza che ha pochi precedenti recenti. “Non sopporto questa qualifica, è una barzelletta, uno scherzo!”, l’urlo rabbioso che ha fatto il giro dei circuiti televisivi, mentre a Sky Sport nel post-gara le sue parole si facevano più analitiche ma non meno taglienti: “Ho perso tanto tempo sul rettilineo, e quello è veramente frustrante”. Un’analisi che mette il dito nella piaga di una monoposto, la SF-26, che sembra tradire il talento del suo pilota proprio nel momento in cui, uscito dalle curve con un vantaggio costruito in percorrenza, si trova impotente a guardare gli avversari allontanarsi in accelerazione.

A fare da contraltare, seppur con toni diversi, ci ha pensato Lewis Hamilton. Il sette volte campione del mondo, reduce dal sesto tempo in griglia, ha parlato di un “divario enorme”, confermando che il problema non è circoscritto a una singola sensibilità di guida ma affonda le radici in un deficit strutturale della power unit. Il dato che alimenta ulteriormente il malumore, e che Leclerc ha sottolineato con pugno sul volante, è la mancata efficacia dell’intervento della Federazione Internazionale sull’assetto elettrico. Era stato deciso, su richiesta dei team, di ridurre la gestione della ricarica da 9 a 8 megajoule per tentare di riequilibrare le performance e dare più spazio all’abilità del pilota; eppure, a Suzuka, non solo non si è visto il tanto atteso miglioramento, ma il gap è sembrato persino più marcato.

In questo contesto di delusione tecnica, la voce del team principal Frederic Vasseur ha cercato di gettare un’ancora di prudenza, sottolineando la necessità di raccogliere punti pesanti in attesa di una svolta che, secondo la sua visione, potrebbe concretizzarsi non prima del giro di boa di Miami. Intanto, però, il clima nell’angolo di pista riservato alla Rossa resta teso. Il paragone con la crescita esponenziale di una McLaren che ha piazzato Oscar Piastri in terza piazza e con l’evidenza di una Mercedes che vanta tre pole su tre in questo avvio di campionato – considerando anche la vittoria di Russell in Australia – rende il quadro ancora più complesso. I piloti, a parte poche eccezioni che forse possono contare su un propulsore più performante, non nascondono il loro scetticismo; ma è il lamento di Leclerc, che parla di una Formula 1 divenuta una “barzelletta”, a racchiudere il senso di una qualifica che ha lasciato l’amaro in bocca e la consapevolezza che la rincorsa alla vetta, al momento, è un miraggio.

Le ragioni di un ritardo che affonda nel software

Dove risiede, dunque, il cuore del problema? Le analisi tecniche successive alla sessione hanno indicato nel software della power unit il vero tallone d’Achille della Ferrari. Il sistema, che governa in tempo reale i flussi di ricarica e scarico della batteria, premia un approccio costante e prevedibile, penalizzando invece quelle variazioni di traiettoria o quelle accelerazioni più aggressive che rappresentano il marchio di fabbrica dei migliori interpreti del giro secco. In soldoni, se il pilota forza il ritmo in curva o anticipa l’accelerazione rispetto a quanto mappato nei giri precedenti, il consumo energetico schizza alle stelle e il software, recalcolando al volo i parametri, “taglia le gambe” al resto del giro. È un circolo vizioso che Leclerc, famoso per la sua capacità di estrarre il massimo dal mezzo, vive con la frustrazione di chi sa di non poter esprimere il proprio potenziale.

La cronaca di una prima fila targata Mercedes

Mentre in casa Ferrari si cercava di metabolizzare un quarto e un sesto posto, dall’altra parte del box, e più in generale nel resto dello schieramento, si consumava la normalità di un dominio annunciato. Kimi Antonelli ha confermato l’ottimo momento di forma già messo in mostra in Cina, dove aveva conquistato la sua prima vittoria, e grazie a un giro in 1:28.778 ha regalato alla Mercedes l’intera prima fila, con Russell costretto a cedere lo scettro al giovane compagno di squadra dopo un weekend in cui l’ha sempre avuto davanti. Alle loro spalle, la lotta per la seconda fila ha visto prevalere la McLaren di Piastri, capace di inserirsi tra le due Ferrari di Leclerc e Hamilton, con quest’ultimo staccato di quasi otto decimi dalla vetta. Una gerarchia, quella del team di Woking, che rappresenta l’ennesima spina nel fianco per la scuderia di Maranello, superata non solo dalle inarrivabili Mercedes ma anche da una diretta concorrente in crescita costante.

Meta Description: Ferrari terza forza a Suzuka. Leclerc furioso al team radio: “questa F1 è una barzelletta”. Mercedes in prima fila con Antonelli, deficit di potenza e software nel mirino.

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