Trump deluso da Putin: la rivincita del deep state
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Nonostante le due ore di colloquio tra Donald Trump e Vladimir Putin, la pace in Ucraina appare più lontana che mai. E se il presidente americano, almeno in pubblico, continua a ostentare ottimismo, dietro le quinte sembra ormai consapevole dell’impasse. Quella che doveva essere una svolta nei rapporti tra Washington e Mosca si è trasformata in uno scacco, rivelando le vere intenzioni del Cremlino: mantenere le ambizioni su Kiev e alterare gli equilibri di sicurezza europei a proprio vantaggio.
“Trump pensa ad altro, e la pace non interessa nemmeno agli europei”, osserva Lucio Caracciolo, direttore di Limes, sottolineando come la telefonata tra i due leader non abbia prodotto risultati concreti. Se alcuni vi avevano letto un riavvicinamento, altri – come l’ex ambasciatore Usa in Ucraina Steven Pifer – ne hanno evidenziato la sostanziale sterilità. Il Cremlino, del resto, non ha mostrato alcuna intenzione di cedere, mentre Trump, pur mantenendo un tono conciliante, sembra sempre più distratto da altre questioni.
Quello che emerge, al di là delle dichiarazioni di facciata, è una politica estera americana in cui il cosiddetto deep state – l’apparato burocratico e diplomatico che resiste ai cambiamenti troppo bruschi – sta riprendendo il sopravvento. Le sanzioni Ue restano in vigore, e la stessa amministrazione Trump, nonostante i tentativi di mediazione, non ha ottenuto concessioni significative.




