Roma, individuata la donna che investì un rider in viale Eritrea e fuggì
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Redazione Interno
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Una Smart grigia, che procedeva lungo viale Eritrea all’incrocio con via Lago di Lesina, ha investito un ciclista impegnato in una consegna poco dopo l’una e mezza di giovedì 12 dicembre, per poi dileguarsi a tutta velocità senza che la conducente si fermasse a prestare il benché minimo soccorso. Il rider, un cittadino afgano di trentacinque anni, è rimasto ferito in seguito all’impatto, un episodio – quello della fuga – che ha reso ancor più grave una dinamica già di per sé violenta, gettando nell’ombra il luogo dell’incidente dove si era consumato, in pochi secondi, un atto di irresponsabilità destinato a diventare il centro di un’indagine capillare.
L’indagine che ha ricostruito la fuga
A occuparsi del caso, in cui la tempestività delle prime operazioni si è rivelata cruciale, è stato il II Gruppo Parioli della Polizia Locale di Roma, i cui agenti hanno avviato una serie di accertamenti sul posto, raccogliendo ogni possibile elemento utile a identificare il veicolo in fuga. La pista decisiva, come spesso accade in questi frangenti, è stata quella delle registrazioni video: gli investigatori hanno infatti richiesto e analizzato meticolosamente le immagini delle telecamere di sicurezza di numerosi esercizi commerciali, non soltanto quelli situati nell’area immediatamente interessata dallo scontro ma anche di quelli lungo le strade limitrofe, tessendo una rete di osservazione virtuale capace di seguire il percorso dell’auto.
Dalle immagini alla targa, fino all’identificazione
È stato proprio questo lavoro di scrupolosa visione, che ha comportato l’esame di una mole notevole di filmati, a permettere di risalire alla targa del mezzo, una Smart Fortwo di colore grigio, e conseguentemente alla sua intestataria. Il nome emerso dagli archivi è quello di una donna italiana di cinquantanove anni, la quale, nei primi giorni successivi all’incidente, risultava tuttavia irreperibile, una circostanza che non ha fermato le indagini ma ne ha anzi definito l’obiettivo successivo, ovvero la localizzazione della persona. La persistenza degli agenti, che hanno continuato a cercarla, ha alla volta avuto esito positivo, portando al suo effettivo rintraccio e alla contestazione degli addebiti.
Le conseguenze giudiziarie per la conducente
La donna è stata quindi identificata in modo certo come la conducente del veicolo al momento dei fatti e, come tale, è stata denunciata per le violazioni commesse. Le accuse, che derivano direttamente dalla sua condotta dopo l’impatto, riguardano in particolare la mancata prestazione di soccorso, un reato che si aggiunge alle altre violazioni del codice della strada accertate. L’episodio, che ha visto un lavoratore vulnerabile come un corriere in bicicletta coinvolto in un incidente e poi lasciato solo sulla strada, porta nuovamente alla luce i rischi corsi da chi svolge tali professioni nel tessuto urbano, mentre il ritrovamento della presunta responsabile chiude la prima fase delle indagini, quella dedicata all’accertamento dei fatti materiali e all’identificazione della persona coinvolta.




