La svolta di Borello: la storica insegna piemontese passa al gruppo Unes

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Una doccia gelata in pieno inverno, per riprendere le parole usate dai cronisti che per primi hanno dato la notizia: così è arrivata ai sindacati la comunicazione della vendita di Supermercati Borello, l’ultima catena di supermercati interamente piemontese, al gruppo lombardo Unes. La storica insegna, fondata dall’imprenditore Fiorenzo Borello nel lontano 1985 e cresciuta fino a contare 51 punti vendita tra Torino, il suo hinterland e le province di Cuneo e Vercelli, imbocca così una corsia nuova, che porta dritta a Milano. L’operazione, il cui closing è previsto entro il prossimo giugno, si articola attraverso un aumento di capitale a favore di una costituenda “newco”, nella quale confluirà l’intera attività, preludio al passaggio totale delle quote alla controllante Unes Max. Una mossa che, se da un lato chiude simbolicamente un’era per la distribuzione regionale, dall’altro corona un percorso di avvicinamento già iniziato nei mesi scorsi con un accordo di somministrazione per i marchi privati del partner.

Un percorso a tappe verso l’integrazione

La trattativa, che ha come protagonista lo stesso Fiorenzo Borello, settantaduenne fondatore dell’azienda, non nasce infatti dal nulla. Già in precedenza, come anticipato, le due realtà avevano stretto un’alleanza commerciale: un accordo di somministrazione che aveva già portato le esclusive marche private Unes sugli scaffali dei 51 punti vendita Borello, unendo alla profonda conoscenza del territorio della catena piemontese la varietà e la forza del portafoglio prodotti del gruppo lombardo. Quell’intesa, presentata all’epoca come una partnership strategica per arricchire l’esperienza d’acquisto della clientela, si rivela oggi come il primo, logico passo verso una fusione più ampia e definitiva, che consegna a Unes – parte del gruppo Finiper – un presidio significativo e radicato in un’area geografica di tradizionale forza commerciale.

Implicazioni operative e scenari futuri

La transazione, che coinvolge inevitabilmente il destino di circa 800 lavoratori, solleva interrogativi immediati su ciò che cambierà concretamente nei negozi. Se l’accordo sui marchi privati ha già modificato parzialmente l’assortimento, il passaggio di proprietà totale potrebbe portare a un’evoluzione più marcata dell’identità dei punti vendita, con possibili interventi sui format, sulle politiche commerciali e sull’organizzazione. Il processo di riorganizzazione avviato, formalizzato nella creazione di una nuova società, è chiaramente preordinato a gestire questo passaggio nel modo più fluido possibile, cercando di coniugare l’eredità e il capitale di fiducia costruito da Borello in quasi quarant’anni di attività con le strategie e le economie di scala di un grande gruppo nazionale.

Il contesto di un mercato in trasformazione

Questa operazione si inserisce in un quadro più ampio di continua concentrazione nel settore della grande distribuzione organizzata, dove le insegne regionali storiche faticano sempre più a mantenere un’indipendenza operativa e finanziaria. La cessione di Borello a Unes rappresenta, in questo senso, l’ultimo capitolo di una tendenza in atto da anni, che vede la scomparsa dei protagonisti locali a favore di poche grandi realtà multiregionali. La forza della catena piemontese, basata su una radicazione capillare nel territorio e su un rapporto di fiducia con la clientela, costituiva un asset particolarmente appetibile per un operatore come Unes, che in questo modo consolida la sua presenza in una regione chiave e accelera la sua crescita senza dover ricorrere a una costosa espansione organica. Il prossimo giugno, con la chiusura dell’affare, scriverà la parola fine su un’icona del retail piemontese.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.