Unes assorbe Borello e rilancia sulla marca privata: venti milioni per trentacinque ristrutturazioni e sei nuove aperture
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Redazione Economia
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Non è una cessione, o almeno non amano chiamarla così. Fiorenzo Borello, settantatré anni e una catena di supermercati costruita paese per paese, l’ha definita una scelta di responsabilità: guardare al futuro delle ottocento persone che lavorano con lui e dei trentacinque comuni piemontesi dove i suoi negozi — quelli che apriva dove gli altri non andavano — sono spesso l’unico presidio di prossimità. Dall’altra parte del tavolo Armando Strano, direttore commerciale di Unes, ammette che l’idea iniziale era solo un accordo di franchising; poi, racconta, è arrivata la consapevolezza di condividere qualcosa di più profondo, un modo di intendere il prodotto e il personale che ha trasformato quel contratto di fornitura — partito il primo gennaio con risultati sorprendenti per le vendite dei marchi U! e il Viaggiator Goloso — in un’operazione da cento milioni di enterprise value -5-6-10.
La strategia del gruppo lombardo, parte dal 2002 del conglomerato Finiper Canova, si articola in questi primi mesi del 2026 su due direttrici parallele e complementari: da un lato l’acquisizione piena e strutturata dei cinquantadue punti vendita Borello (cinquantasei secondo alcune fonti, ma la fotografia più aggiornata ne conta una cinquantina attivi più quelli in apertura) attraverso la costituzione di una NewCo che entro maggio sarà interamente assorbita da Unes Maxi; dall’altro l’accordo di somministrazione siglato con il gruppo Arimondo per rifornire con le private label Unes i ventiquattro supermercati della nuova insegna Fudi, distribuiti lungo tutto il Ponente Ligure, da Albisola fino al confine con Ventimiglia -1-2-4.
La particolarità dell’integrazione con Borello, destinata a chiudersi entro giugno, risiede proprio nella volontà — ribadita più volte da Strano e dallo stesso fondatore — di rendere invisibile il passaggio agli occhi dei consumatori. L’insegna non cambierà, i fornitori locali resteranno e anzi molti di loro, grazie a questa operazione, entreranno nel panel nazionale di Unes; la macelleria, che rappresenta il cuore storico dell’offerta Borello e il primo mestiere di Fiorenzo, rimarrà il banco di riferimento. Una continuità che non è solo formale, ma che risponde a una logica industriale precisa: Unes, che in Piemonte conta già trentaquattro negozi e una quota di rete del venti per cento, non vuole cancellare l’identità dell’acquisito ma assorbirne il know-how, imparare da chi il territorio lo presidia da cinquant’anni -5-6-9.
Parallelamente alla crescita per linee esterne, e per certi versi a sostegno di essa, corre il piano di rinnovamento organico finanziato con venti milioni di euro. L’obiettivo dichiarato per il 2026 è ambizioso: trentacinque ristrutturazioni — un numero che interesserà una parte consistente della rete esistente — e sei nuove aperture concentrate a sud di Milano, nella Bergamasca, in Brianza. Non solo: si guarda con interesse all’Emilia-Romagna, descritta da Strano come il naturale proseguimento della Lombardia, dove sono in corso trattative per l’acquisto di terreni. Il restyling, che accompagnerà la progressiva scomparsa delle insegne “U! Come tu mi vuoi” e “U2 Supermercato” riconvertite al brand Unes, punta tutto sul comparto dei freschissimi e su una spinta decisa alla marca privata -5-6.
Ed è proprio sulla private label che si concentra la sfida della crescita interna. Oggi l’incidenza dei marchi Unes e il Viaggiator Goloso sul totale delle vendite si attesta intorno al venticinque per cento; la direzione commerciale intende portare quella quota al trenta, un traguardo che Strano stesso ammette richiederà uno sforzo comunicativo e di assortimento non indifferente, perché quei prodotti — dice — sono ancora poco conosciuti. A sostenere questa evoluzione contribuirà anche l’espansione del format Rom’antica, insegna del gruppo specializzata nella pizza alla romana, che dopo il debutto nel punto vendita di Gaggiano troverà spazio almeno in altre tre strutture Unes entro la fine dell’anno, in un gioco di commistioni tra brand dello stesso gruppo che Finiper Canova coltiva ormai da tempo -5-6-8.
L’accordo ligure con Arimondo, firmato a gennaio, si inserisce in questo stesso disegno: rifornire la nuova insegna Fudi con una selezione strutturata delle linee a marchio — dalla quotidianità di U! alle eccellenze di il Viaggiator Goloso, passando per la cura casa di Green Oasis, i vini di Grandi Vigne e la gamma benessere di Amarsi è Piacersi — significa estendere la penetrazione commerciale senza sostenere i costi e i rischi di un’apertura diretta, consolidando al contempo il posizionamento del distributore come partner per operatori radicati. Non c’è acquisizione, in quel caso, ma una concessione di vendita che impegna entrambe le parti sulla qualità dell’offerta e sulla valorizzazione delle specificità locali -2-7.
Fiorenzo Borello, classe 1953, resterà operativo nella nuova compagine societaria — il ruolo preciso non è stato ancora formalizzato ma la sua presenza ai vertici è data per certa — e continua a mandare segnali inequivocabili: si aprono cantieri a Condove e Ciriè, si fanno decine di colloqui al giorno per assumere nuovo personale, si cerca un locale per espandere ulteriormente la rete. “Come faccio a mandare a casa qualcuno?”, ha chiesto retoricamente al Corriere della Sera, rispondendo indirettamente alle preoccupazioni sollevate nei giorni scorsi dai sindacati. E mentre la Uiltucs, la Filcams e la Fisascat attendono un incontro ufficiale per mettere nero su bianco le garanzie occupazionali, la realtà operativa corre più veloce delle carte: l’integrazione è già cominciata, i prodotti Unes sono sugli scaffali Borello da due mesi e vendono bene, e la logistica — che già da tempo era passata da Pam al nuovo partner — funziona. La partita, insomma, si gioca ora sulla capacità di tenere insieme la scala industriale di un gruppo da 1,1 miliardi di fatturato e la prossimità artigianale di una rete nata per servire paesi da tremila abitanti -5-9-10.




