I maxi stabilimenti balneari dividono Rimini: il nodo dei grandi capitali e il futuro delle concessioni
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Redazione Interno
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La domanda, secca e diretta, la pone Marco Ripa, presidente del Sib-Confcommercio, il sindacato che rappresenta i balneari della categoria: "Chi c'è realmente dietro le macro-aggregazioni?". Un interrogativo che taglia in due il dibattito tra i sostenitori e i detrattori delle grandi operazioni immobiliari sulla sabbia, un confronto che ormai divide gli stessi gestori degli stabilimenti.
Ripa, nel corso delle ultime settimane, ha voluto mettere il dito nella piaga, sottolineando come le operazioni di grandi dimensioni possano attrarre Spa e fondi di investimento internazionali, spostando l'asse economico da un modello artigianale a uno prettamente industriale.
Il timore della concentrazione finanziaria
Per anni, nelle riunioni di categoria e nei confronti informali tra colleghi, il mantra dei bagnini è stato che "piccolo è bello", una difesa strenua contro l'incombere dei bandi per il rinnovo delle concessioni demaniali. Le varie associazioni hanno alzato vere e proprie dune di sabbia per proteggere il modello balneare italiano, specialmente in Riviera, perché si riteneva essenziale tutelare la piccola impresa, spesso a conduzione famigliare, dall'arrivo dei grandi capitali esteri o nazionali.
Quanto accaduto a Jesolo, dove il patron di Geox ha messo piede sulla sabbia acquisendo un'area strategica, aveva già fatto tremare i polsi degli operatori, facendo scattare un campanello d'allarme sulle mire espansionistiche di gruppi finanziari esterni al settore.
L'analogia con il commercio al dettaglio
Il presidente di Confcommercio Rimini, Zanzini, ha tracciato un parallelo preoccupante per il futuro della spiaggia riminese, invitando a guardare ciò che è già accaduto in altri comparti dell'economia locale. Nel commercio, ha ricordato Zanzini, migliaia di piccoli negozi hanno perso spazio e competitività con l'avvento dei centri commerciali, e il monito è che non debba accadere la stessa cosa sulla battigia.
Secondo il rappresentante degli esercenti, non si può dare per scontato che crescita dimensionale, investimenti ed efficienza coincidano automaticamente con il rafforzamento del tessuto delle piccole imprese; anzi, spesso si è assistito all'effetto opposto, con la scomparsa delle realtà minori a favore di pochi grandi attori.
La posizione del Sib-Confcommercio e la consultazione comunale
In questo clima di incertezza, il Sib-Confcommercio ha ribadito con forza la propria posizione in merito alla consultazione di mercato avviata dal Comune di Rimini per il futuro delle concessioni. Riccardo Ripa, presidente provinciale del sindacato, ha dichiarato che la riqualificazione della spiaggia di Rimini deve passare attraverso le micro aggregazioni, e non attraverso la creazione di grandi comparti che rischierebbero di stravolgere il modello di balneazione storico.
Il sindacato, in questo senso, ha accolto con favore l'appello di altre associazioni e di importanti componenti dell'economia turistica locale che si stanno unendo a questa visione, cercando di trovare una sintesi che eviti la spersonalizzazione del litorale.
Le parole di Ripa e Zanzini fotografano uno spartiacque netto: da un lato, chi vede nelle aggregazioni l'unica possibilità di fare massa critica per affrontare le sfide del mercato; dall'altro, chi teme che il rapporto diretto tra cliente e bagnino, considerato il valore aggiunto della riviera, venga definitivamente cancellato dalla logica degli azionisti e dei bilanci aziendali.
Il dibattito, acceso e destinato a durare, si gioca ora sul tavolo delle scelte amministrative, dove le associazioni cercano di indirizzare le politiche comunali per evitare che la spiaggia diventi un'estensione del salotto buono dei grandi investitori.
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