Sayf, il secondo posto a Sanremo e l’effetto del Festival sul Santissimo Tour

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La settanta-seiesima edizione del Festival di Sanremo si è chiusa con la vittoria di Sal Da Vinci e del suo Per sempre sì, un risultato che ha consegnato la serata finale a un pezzo dalla struttura classica e dalla presa immediata, ma a emergere dalla classifica, e soprattutto dalla memoria di chi ha seguito le serate, è stata un’altra figura, quella di Sayf, arrivato secondo con Tu mi piaci tanto. Il suo è un piazzamento che racconta di un favore collettivo costruito progressivamente, serata dopo serata, a partire da quel venerdì delle cover in cui ha messo in scena, insieme ad Alex Britti e Mario Biondi, una versione di Hit the Road Jack che trasformava il brano di Ray Charles in un numero di fiati e swing, una prova che gli è valsa il secondo posto anche in quella classifica, dietro Ditonellapiaga e TonyPitony ma davanti a nomi ben più rodati. Sayf, all’anagrafe Adam Sayf Viacava, classe 1999, genovese con radici tunisine da parte di madre, ha portato sul palco dell’Ariston una scrittura che mescola rap e cantautorato, citazioni colte e riferimenti popolari, e quel misto di leggerezza e profondità che si ritrova nel testo di Tu mi piaci tanto, un brano in cui si parla di tasse spese in un hotel a ore, di Luigi Tenco e di quella famosa frase di un imprenditore, “L’Italia è il paese che amo”, usata in modo volutamente sarcastico, come ha spiegato lui stesso, proprio perché quella doppia origine, italiana e tunisina, gli conferisce una prospettiva differente su certi slogan.

Il podio e l’annuncio delle nuove date live

L’effetto immediato della visibilità sanremese, al di là della classifica finale che lo vede secondo assoluto, si è misurato in termini di programmazione concertistica: il Santissimo Tour, che porta il nome dell’EP Se Dio Vuole pubblicato nel 2025, era già partito con alcune date in calendario, tra cui il 14 luglio a Genova, il sold out annunciato all’Alcatraz di Milano per il 21 ottobre e il passaggio all’Atlantico Live di Roma il 27 ottobre, ma a Festival appena concluso, lunedì 2 marzo, sono state aggiunte tre nuove tappe. Si tratta del 14 ottobre al Teatro della Concordia di Venaria Reale, nel Torinese, del 17 ottobre al Teatro Geox di Padova e di una replica all’Alcatraz di Milano il 22 ottobre, il giorno dopo il primo concerto milanese, a testimonianza di una richiesta che ha superato la capienza inizialmente prevista. Il tour, che toccherà quindi cinque città tra ottobre e novembre con una parentesi estiva a Genova, rappresenta per Sayf il banco di prova di una dimensione live che lui stesso considera centrale, quella in cui può suonare la tromba – studiata alle scuole medie e mai abbandonata – insieme alla sua band, riarrangiare i brani in chiave jazz come già fatto in passato per il JAZZMI e trasformare il concerto in un’esperienza che tiene insieme strada, melodia e quella cifra stilistica definita versatile, capace di mescolare racconti d’amore e cronaca sociale.

La genesi artistica di Sayf tra Genova e le collaborazioni

Il percorso che ha portato Sayf sul podio di Sanremo affonda le radici in una gavetta cominciata a quattordici anni, quando ha iniziato a rappare, e nella fondazione del collettivo Luvre Muzik con Zero Vicious nel 2017, un’esperienza che ha prodotto due mixtape, Sono triste del 2019 e Everyday Struggle del 2020, progetti indipendenti che lui stesso ha in parte rinnegato ma che gli hanno permesso di farsi le ossa nella scena genovese. La svolta è arrivata nel 2024 con la nascita del collettivo Genovarabe e la firma con ADA/Warner Music, che ha portato all’EP Se Dio Vuole e a collaborazioni con artisti come Rhove, Ele A e Bresh, quest’ultima nel brano Erica contenuto nell’album Mediterraneo, e poi l’estate del 2025 con Sto bene al mare, il pezzo scritto con Marco Mengoni e Rkomi che lo ha proiettato in classifica e nelle playlist estive, seguito da Figli dei palazzi con Néza e dal suo singolo Una can. A novembre è uscito Money, con Artie 5ive e Guè, mentre Spotify lo ha inserito nel programma Radar 2025 e Vevo Global lo ha selezionato tra i DSCVR Artists to Watch 2026, riconoscimenti che certificavano una traiettoria in ascesa già prima del palco dell’Ariston.

La doppia anima di un brano che parla a molti

Tu mi piaci tanto, il brano presentato in gara, è forse l’esempio più calzante di quella capacità di Sayf di tenere insieme piani diversi: in apparenza una canzone d’amore, in realtà un contenitore di riferimenti che vanno dai ricordi dei Mondiali del 2006 – quella grande azione di Cannavaro che diventa metafora di un’Italia che piace – alla paura di non essere capiti, citata attraverso la figura di Tenco, morto a Sanremo, fino allo slogan berlusconiano riletto in chiave critica. Il testo scorre su immagini di alluvioni in Emilia e Liguria, di figli di muratori, di bar e lavori, cercando di raccontare un’umanità varia attraverso un ritornello che ripete tu mi piaci tanto con la semplicità di una filastrocca, e in questa apparente contraddizione sta la forza del pezzo, un mix che non cerca la provocazione facile ma costruisce un immaginario stratificato, quello di un ragazzo che in finale ha voluto accanto a sé la madre Samia, definita il suo portafortuna, e che nei giorni successivi al Festival ha fatto parlare di sé anche per la dedica alla fidanzata Bianca, mostrando imbarazzo e sincerità nei saluti televisivi.

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