Trump ribadisce le pretese sulla Groenlandia: "Strategica per la sicurezza globale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Donald Trump non ha dubbi: la Groenlandia, isola autonoma sotto la sovranità danese, deve finire sotto l’influenza statunitense. "Dobbiamo averla", ha dichiarato senza mezzi termini il presidente americano, sottolineando come il controllo di quel territorio artico sia fondamentale per la sicurezza internazionale. Le sue parole, però, hanno trovato un contraltare più cauto nelle dichiarazioni del vicepresidente J.D. Vance, impegnato in una visita non ufficiale alla base militare di Pituffik insieme alla moglie Usha e al consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz.

Mentre Trump insiste sull’importanza della Groenlandia per la "pace nel mondo", definendola un tassello irrinunciabile nella competizione globale, Vance ha preferito concentrarsi sugli aspetti difensivi, evocando la necessità di contenere l’espansione di Russia e Cina nell’Artico. "L’amministrazione è molto interessata alla sicurezza di questa regione", ha affermato, senza però accennare a possibili azioni coercitive. Un approccio più morbido, dettato anche dalle reazioni politiche locali: quattro dei cinque partiti groenlandesi, infatti, hanno già siglato un accordo per formare un governo unitario in risposta alle pressioni americane.

L’arrivo della delegazione statunitense, non invitata dalle autorità di Nuuk, non è passato inosservato. Il neoeletto premier groenlandese, Aleqa Hammond, ha parlato di "mancato rispetto", ribadendo che l’isola non è in vendita. Intanto, tra i ghiacci e una temperatura polare, Vance ha ironizzato sul clima ("Fa un freddo cane qui"), ma il tono è cambiato quando si è trattato di delineare gli obiettivi strategici. La visita a Pituffik, base fondamentale per il sistema di difesa missilistica americana, conferma che Washington non intende rinunciare alla sua presenza in una regione sempre più contesa.

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