Morte di Riccardo Zappone a Pescara: l'autopsia esclude il taser, indagano per omicidio
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Redazione Interno
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L’uso del taser non è stato la causa della morte di Riccardo Zappone, il 30enne deceduto all’interno della questura di Pescara lo scorso 3 giugno. A stabilirlo è l’autopsia, affidata al medico legale Cristian D’Ovidio, i cui risultati sono stati resi noti dalla procura pescarese in un comunicato che esclude ogni correlazione tra l’impiego dell’arma elettrica e il decesso. La vera causa, come si legge nel referto, è da attribuire a un «trauma toracico chiuso», che ha provocato un’emorragia interna letale.
Il giovane, originario di Chieti, era stato fermato dalla polizia dopo un’altercazione in strada e condotto negli uffici di via Raiale, dove – secondo alcune testimonianze – avrebbe opposto resistenza, scatenando l’intervento degli agenti. Se inizialmente si era ipotizzato che il taser avesse giocato un ruolo decisivo, le analisi hanno invece evidenziato come il colpo al torace, ricevuto in circostanze ancora da chiarire, sia stato determinante. «L’utilizzo del dispositivo non ha avuto alcun ruolo ai fini del determinismo della morte», ha precisato il procuratore capo Giuseppe Bellelli, sottolineando che l’indagine – affidata ai pm Luca Turco e Antonio Di Silverio – dovrà ora accertare le dinamiche che hanno portato al trauma.
Le dichiarazioni dei presenti, raccolte nei giorni scorsi, descrivono una scena concitata: Zappone, già a terra dopo essere stato colpito dal taser, sarebbe stato bloccato da almeno cinque agenti, alcuni dei quali – secondo fonti investigative – lo avrebbero colpito con calci e pugni. Sebbene l’autopsia non specifichi se il trauma sia stato causato volontariamente o accidentalmente durante la colluttazione, la procura ha aperto un fascicolo per omicidio volontario, ipotesi che potrebbe essere modificata in base agli sviluppi delle indagini.
La vicenda, che ha scosso l’opinione pubblica abruzzese, riaccende il dibattito sull’uso della forza da parte delle forze dell’ordine, soprattutto in casi che coinvolgono soggetti in stato di agitazione. Il ministero dell’Interno, interpellato sulla questione, ha preferito non commentare in attesa degli ulteriori accertamenti, mentre la famiglia di Zappone – assistita dall’avvocato Lorenzo Conti – ha annunciato una querela per ottenere verità e giustizia.




