Pescara, i dubbi sulla morte di Riccardo Zappone dopo l’arresto: i video e l’autopsia
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Redazione Interno
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I filmati, alcuni dei quali potrebbero ancora emergere, mostrano una scena caotica: una rissa violenta, oggetti contundenti branditi contro un unico uomo, poi il momento in cui quello stesso ragazzo viene immobilizzato a terra. Sedici secondi di immagini, riprese da qualche decina di metri di distanza, in cui si vede Riccardo Zappone, 29 anni, steso sull’asfalto mentre tre agenti – uno in borghese – tentano di ammanettarlo. Uno di loro, in divisa, gli tiene un ginocchio premuto sulla schiena. Zappone si dimena, geme, protesta. Siamo sulla strada comunale Piana di Pescara, la mattina del 3 giugno.
L’episodio, che ha preceduto il suo malore in questura e la morte poco dopo, è ora al centro dell’inchiesta della procura. I legali di uno degli indagati hanno depositato i video, che documentano l’intervento delle forze dell’ordine, compreso l’uso del taser. Strumento che, secondo l’autopsia, non avrebbe però causato direttamente il decesso. Le lesioni riscontrate – una frattura alle costole dorsali e un’emorragia interna toracica – potrebbero invece essere state provocate durante l’arresto. Resta da chiarire se e come la manovra di contenimento abbia contribuito al tragico esito.
Le immagini, sebbene parziali, sollevano interrogativi sulle dinamiche dell’intervento. Non si vede, ad esempio, cosa accada prima che Zappone venga bloccato a terra, né cosa scateni la reazione degli agenti. Quel che è certo è che il giovane, dopo essere stato colpito dalla pistola elettrica e condotto in commissariato, si è accasciato. Le indagini dovranno stabilire se la pressione esercitata sul torso abbia avuto un ruolo determinante, come suggerirebbero le ferite riscontrate dal medico legale.




