Taser, autopsia conferma la morte per arresto cardiaco a Genova
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’autopsia disposta sulla salma di Elton Bani, il 41enne deceduto a Genova dopo l’intervento dei carabinieri, ha stabilito che la causa del decesso è da ascrivere a un arresto cardiaco. La perizia, affidata alla professoressa Isabella Caristo dalla procura, ha rilevato sul corpo dell’uomo – oltre a diverse escoriazioni – i segni di tre colpi di taser, due dei quali, andati a segno nella parte dorsale, mentre un terzo lo ha colpito solo di striscio. I militari, chiamati per sedare un comportamento giudicato aggressivo e pericoloso nel quartiere di Manesseno, hanno fatto uso dello strumento, la cui letalità, peraltro già al centro del dibattito pubblico dopo un altro episodio mortale verificatosi a Olbia, è stata implicitamente confermata dagli esiti degli accertamenti.
La discussione sull’impiego di queste pistole elettriche, definite «imprescindibili» dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, prosegue senza sosta, dividendo l’opinione pubblica e le stesse forze dell’ordine. C’è chi, come a Vigevano, in provincia di Pavia, ne sostiene il valore principalmente dissuasivo, ammettendo un utilizzo praticamente nullo se non come deterrente, e chi invece ne contesta fermamente la pericolosità, arrivando a tacciarle come «strumenti di tortura legalizzata».




