Ponte Morandi, a sette anni dal crollo opacità su soldi pubblici e ricostruzione

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   A sette anni dalla tragedia che il 14 agosto 2018 spezzò 43 vite sotto le macerie del viadotto Morandi, le domande sui meccanismi che ne causarono il collasso restano senza risposta. Egle Possetti, presidente del comitato dei parenti delle vittime, lo ha ribadito con amarezza durante le commemorazioni: "Ci saremmo aspettati che tutto cambiasse dopo una cosa così grande". Eppure, il sistema concessorio e il legame tra tariffe, investimenti e manutenzioni – al centro delle critiche già all’indomani del disastro – sono rimasti immutati.

Non solo: l’accesso agli atti tecnici degli appalti per la nuova diga foranea e il bacino navalmeccanico di Sestri Ponente, opere collegate alla ricostruzione e valutate due miliardi, viene sistematicamente negato. Un muro di opacità che alimenta sospetti, mentre le istituzioni sembrano allontanarsi dalla memoria delle vittime. "Ogni anno vediamo sempre meno rappresentanti nazionali, la loro assenza è un macigno", ha denunciato Possetti, in un confronto teso con la sindaca di Genova, Marco Bucci, e il sottosegretario ai Trasporti, Edoardo Rixi.

Tra i nomi incisi nel memoriale c’è quello di Stella Boccia, che avrebbe compiuto 24 anni. "Mia figlia era tutto per me", racconta Carmela Billi, la madre, che ha scelto di non partecipare alle cerimonie ufficiali. "Quel giorno mi ha cambiato la vita. Eravamo più che mamma e figlia, eravamo sorelle, amiche". Un dolore che il tempo non placa, mentre il teatro – con "La traiettoria calante" di Pietro Giannini – prova a trasformare la tragedia in riflessione collettiva.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.