L'ombra dei caccia Usa sull'Italia: le parole di Rutte scatenano la bufera politica tra Roma, Nato e opposizione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un numero destinato a fare scalpore, almeno 500 aerei statunitensi decollati dalle basi americane in Italia per supportare l'operazione Epic Fury contro l'Iran, è stato rivelato dal Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, in un'intervista rilasciata a Fox News. Le dichiarazioni, rese note alla vigilia di un incontro del segretario con il presidente americano Donald Trump, hanno immediatamente innescato un terremoto politico a Roma, costringendo il governo a una dura replica per ribadire la natura esclusivamente logistica del supporto concesso.

L'uscita di Rutte, che ha anche citato il ruolo della Romania, ha riaperto il complesso dibattito sull'uso delle basi militari italiane e sui limiti imposti dagli accordi bilaterali, in un momento di già accese tensioni tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e l'amministrazione Trump.

La difesa di Roma: "Solo attività tecniche e logistiche, nessun volo cinetico"

La reazione del governo italiano alle affermazioni di Rutte è stata immediata e categorica. In una nota ufficiale, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sottolineato che l'Italia ha agito in piena conformità con la Costituzione, i trattati internazionali e gli accordi che regolano le basi alleate sul proprio territorio, autorizzando esclusivamente attività di natura tecnica e logistica, non cinetiche.

"Sorprende che il segretario della Nato, che nulla ha a che fare con l'operazione Epic Fury, faccia una ricostruzione che trasmette un messaggio totalmente fallace", ha dichiarato Crosetto, sottolineando come le richieste che esulavano da questo perimetro siano state puntualmente respinte dal governo italiano.

La difesa di Roma si è basata sulla distinzione tra voli di supporto, come quelli di sorveglianza, rifornimento e trasporto, e missioni di combattimento diretto, una linea che il governo ritiene di aver tenuto con fermezza, come dimostrerebbe il recente diniego all'utilizzo della base di Sigonella per alcuni bombardieri statunitensi.

L'attacco delle opposizioni: "Sbugiardata la narrativa di Meloni"

Le parole di Rutte sono state accolte come un'arma politica dalle forze di opposizione, che hanno immediatamente attaccato il governo accusandolo di aver ingannato il Parlamento e l'opinione pubblica. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha parlato di "favolette del Governo e dei suoi trombettieri", chiedendo che la premier Meloni si rechi in aula per fornire chiarimenti e sostenendo che le dichiarazioni del segretario Nato confermerebbero il sostegno italiano alla guerra in Iran.

Dura la presa di posizione anche di Nicola Fratoianni, di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha rilanciato il dilemma politico: o il governo ha mentito al Parlamento, oppure Rutte ha avuto un "colpo di calore". L'opposizione contesta la tesi governativa, affermando che il supporto logistico e di intelligence fornito tramite le basi italiane costituisca comunque una forma di partecipazione al conflitto, che avrebbe reso l'Italia "complice" di un'operazione militare giudicata illegittima.

Il nodo degli accordi e il retroscena della telefonata

Al centro della bufera politica vi è l'interpretazione degli accordi bilaterali che regolano la presenza militare statunitense in Italia, un intrico di normative che include il Bilateral Infrastructure Agreement (BIA) del 1954 e altri protocolli spesso classificati. Mentre il governo sostiene di aver operato nel solco di questi trattati, autorizzando attività di rifornimento, sorveglianza e transito dalle basi di Sigonella e Aviano, le opposizioni sollevano dubbi sulla tenuta giuridica e politica di questa distinzione.

A complicare ulteriormente il quadro, secondo quanto riportato da alcuni retroscena, la presidente Meloni avrebbe contattato telefonicamente Rutte per esprimere il suo disappunto, definendo le sue dichiarazioni "illogiche" e "insensate". A Palazzo Chigi si sospetta che l'uscita del segretario Nato, in visita alla Casa Bianca, possa essere stata orchestrata per mettere in difficoltà il governo italiano, in un clima di rapporti già tesi con Donald Trump, che aveva pubblicamente criticato la premier per la mancata concessione di un appoggio incondizionato.

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