Effetto valanga sui “dublinanti”: Austria, Olanda e Svezia rispediscono i migranti in Italia
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Redazione Interno
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Non si placa la reazione a catena scatenata dalla decisione di Roma di sospendere in via temporanea il trattato di Schengen per la parte relativa alla libera circolazione delle persone, una mossa che il governo italiano ha giustificato con l’emergenza migratoria che da settimane tiene sotto pressione l'enclave spagnola di Ceuta, in Marocco.
A quella che è stata definita una misura di “autotutela” hanno fatto seguito, nell’arco di pochi giorni, le repliche di diversi Stati membri dell’Unione europea, i quali hanno scelto di rispondere con gli stessi strumenti, invocando peraltro il nuovo quadro normativo appena entrato in vigore.
Il fronte degli oppositori si allarga e si compatta, e le capitali del Nord Europa, da Vienna a Stoccolma, passando per L'Aia e Helsinki, hanno fatto sapere di essere pronte a trasferire nuovamente verso l'Italia i richiedenti asilo che avevano raggiunto i loro territori dopo essere stati identificati per la prima volta sul suolo italiano.
Un boomerang normativo chiamato Patto Ue
La premessa politica su cui si innesta questa offensiva diplomatica è il “Patto europeo sulla migrazione e l'asilo”, approvato nel 2024 ed entrato nella fase applicativa lo scorso 12 giugno, una data che ha segnato il definitivo superamento del vecchio Regolamento di Dublino III.
Il nuovo sistema, noto con l'acronimo Ammr (Asylum and Migration Management Regulation), conserva però intatto il principio cardine che tanto ha fatto discutere in passato: la responsabilità dell'esame della domanda di protezione internazionale ricade sul Paese di primo ingresso, salvo che non emergano legami familiari o titoli di soggiorno specifici che giustifichino uno spostamento della competenza.
Ed è proprio su questo pilastro giuridico che i governi di Austria, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi stanno ora facendo leva per giustificare i respingimenti verso l'Italia, quasi a voler restituire al mittente l'arma normativa che il governo Meloni aveva inizialmente caldeggiato come una conquista in termini di cooperazione rafforzata.
Dalla Germania al coro dei sei: i trasferimenti ripresi
Il meccanismo si è messo in moto con un caso pilota partito dalla Germania, dove tre migranti richiedenti asilo erano stati destinatari di un provvedimento di rinvio in Italia; una vicenda che ha fatto da apripista a una serie di annunci ufficiali, con i quali Olanda, Austria, Svizzera (che pur non essendo membro Ue aderisce a Schengen) e i Paesi scandinavi hanno dichiarato di voler riprendere i trasferimenti dei cosiddetti “dublinanti”.
In tutto, le nazioni che hanno manifestato questa intenzione salgono a sei, considerando anche la Spagna, che pur avendo adottato misure simmetriche per il momento sembra più cauta nel ricorrere ai rinvii sistematici, limitandosi a introdurre controlli alle frontiere per gli arrivi provenienti dall'Italia.
Secondo fonti ufficiose riportate dall'agenzia Ansa, l'unica a potrebbe sottrarsi a questa dinamica a catena sarebbe la Francia, dove l'esecutivo di Emmanuel Macron starebbe valutando con prudenza l'impatto di una rottura frontale con Roma, pur avendo già sollecitato, insieme a Madrid, il rispetto rigoroso del nuovo Patto.
La stretta e le conseguenze per le rotte migratorie
L'effetto combinato di queste decisioni rischia di ribaltare completamente gli equilibri sui flussi verso il centro-nord del continente, scaricando nuovamente sui paesi di prima accoglienza, e in particolare sull'Italia, il peso della gestione delle pratiche di asilo. La scelta di sospendere Schengen da parte di Roma era stata giustificata con l'urgenza di gestire gli arrivi legati alla crisi di Ceuta, ma l'interpretazione restrittiva del Patto da parte degli alleati europei sta trasformando quella misura in un boomerang che ricade interamente sul sistema di accoglienza italiano.
Le capitali nordiche, dal canto loro, rivendicano l'applicazione letterale delle nuove regole, respingendo le critiche di chi vede in questi movimenti una ritorsione politica e sottolineando invece la necessità di una solidarietà che, di fatto, si traduce nel rimpatrio dei richiedenti asilo verso il primo approdo, indipendentemente dalle condizioni di sovraffollamento o dalle carenze strutturali che proprio l'Italia aveva denunciato.
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