Il Cagliari spreca l’occasione, l’Udinese punisce e la festa per la salvezza rimandata
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Redazione Sport
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La festa che i sedicimila dell’Unipol Domus già pregustavano, quella capace di trasformare un pomeriggio di ordinaria amministrazione in un rituale collettivo di liberazione, è stata brutalmente rinviata. Il Cagliari, incapace di scrollarsi di dosso una mediocrità ormai cronica (e forse anche un po’ compiaciuta), ha incassato uno 0-2 dall’Udinese che non racconta quasi nulla di quanto s’è visto sul terreno di gioco. Perché, a differenza di quanto suggerirebbe il risultato secco, i rossoblù hanno dominato per larghi tratti, colpito due legni e visto annullarsi un rigore dopo la revisione al Var; dall’altra parte, i friulani sono venuti in Sardegna «giusto per onor di firma», senza alcuna intenzione bellicosa, eppure se ne sono tornati a casa con l’intero bottino.
Una sconfitta paradossale: il dominio sterile e gli episodi che girano storti
È stata, probabilmente, la sconfitta più ingiusta della stagione per i padroni di casa. Anche la più indolore, va detto, visto che nella sostanza la salvezza aritmetica potrebbe materializzarsi già domani – qualora la Cremonese non dovesse vincere contro il Pisa –, ma l’amaro in bocca dei tifosi resta pesante. Nel primo tempo, infatti, si è giocato a una porta sola, quella difesa da Okoye; il Cagliari costruiva, tirava, insisteva, ma senza mai riuscire a scardinare il muro bianconero. Poi nella ripresa, a freddo, l’Udinese ha piazzato i suoi colpi: prima Buksa, poi Gueye, entrambi a segno nel secondo tempo, entrambi a centrare lo specchio della porta avversaria con una cattiveria che i sardi, per tutto il resto della gara, non sono riusciti a esibire.
Il Var cancella il rigore, i salvataggi sulla linea inchiodano il risultato
Due episodi, in particolare, hanno girato il coltello nella piaga. Il primo è accaduto nel primo tempo: un rigore inizialmente assegnato al Cagliari, poi revocato dopo la revisione al Var senza che l’arbitro potesse fare altro che prendere atto della decisione tecnologica. Il secondo, ancora più beffardo, è arrivato nella ripresa: conclusioni di Esposito e Zappa sono state respinte sulla linea da altrettanti difensori dell’Udinese, autori di vere e proprie prodezze difensive. Il portiere Okoye, invece, ha potuto assistere in prima fila a due salvataggi che hanno qualcosa di miracoloso, o quantomeno di inspiegabile per chi ha visto l’andamento del match. Il Cagliari, insomma, ha perso partita e, in un certo senso, anche la faccia: non per mancanza di spirito, ma per una cronica incapacità di trasformare la supremazia in gol.
Le pagelle di un pomeriggio amaro: i rossoblù non trovano la via
Dalle pagelle post-partita emerge un ritratto impietoso: la squadra di casa ha disputato un’ottima gara dal punto di vista della manovra, ma è stata tradita dalla mira e da una dose di sfortuna che non ammette appelli. L’Udinese, al contrario, non ha certo offerte una prestazione trascendentale; anzi, si è limitata a colpire nel momento giusto, con l’opportunismo che contraddistingue le squadre abituate a navigare in acque tranquille. Per i sedicimila della Domus, che avevano affollato gli spalti sperando di festeggiare la salvezza davanti ai propri beniamini, è rimasto solo il rumore dei pali e quello, assordante, del silenzio dopo il secondo gol subito. L’ennesimo appuntamento mancato, insomma, per un Cagliari che non riesce a uscire dalla sua mediocrità.
Settimana di tensione prima del Torino, altra squadra senza ambizioni
In attesa della partita di domenica col Torino – altra compagine che, come l’Udinese, naviga senza più particolari ambizioni né affanni –, la settimana si annuncia tesa. Perché se è vero che la salvezza è solo rinviata, è altrettanto vero che questi punti persi in casa pesano come macigni sul morale. Il gruppo dovrà ritrovare rapidamente quella lucidità che oggi è mancata sotto porta, senza lasciarsi prendere dall’ansia di dover chiudere il discorso a tutti i costi. L’Udinese, dal canto suo, ha dimostrato che a volte basta poco: due tiri in porta nel secondo tempo, due goal. E tutto il resto, anche il dominio più schiacciante, diventa una statistica inutile.




