Rapper bloccano la Milano-Meda per un videoclip: cosa rischiano dopo il caos
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Redazione Interno
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Tre rapper sono finiti al centro delle polemiche dopo aver bloccato la Milano-Meda per girare un videoclip senza autorizzazione, provocando una lunga coda di automobili durante l’orario di punta dei pendolari. Le immagini del filmato mostrano Omar Ramo, 351 Bratan e Darié Baby mentre si esibiscono sulla carreggiata con il traffico fermo alle loro spalle.
Il blocco della Milano-Meda durante le riprese del video
L’episodio è avvenuto venerdì 18 settembre, quando il gruppo ha trasformato un tratto della superstrada in un set improvvisato per realizzare le riprese musicali. La scelta di occupare l’arteria stradale ha causato disagi agli automobilisti e ha attirato rapidamente l’attenzione sui social, dove sono circolate le immagini della performance con la colonna di veicoli alle spalle degli artisti.
Le riprese includevano anche immagini dall’alto, utilizzate per evidenziare l’effetto prodotto dal blocco della strada. Il contenuto del videoclip ha reso evidente che il rallentamento del traffico non era un effetto casuale delle riprese, ma parte della scenografia scelta per il filmato. L’assenza di un’autorizzazione per utilizzare la strada come set è diventata uno degli elementi centrali della contestazione.
Le possibili conseguenze dopo l’intervento della politica
La vicenda ha provocato la reazione di Lega e Fratelli d’Italia, che hanno chiesto un approfondimento da parte degli inquirenti e annunciato iniziative formali. L’attenzione si è concentrata sui comportamenti che avrebbero causato l’interruzione della circolazione, con la richiesta di verificare eventuali responsabilità legate al blocco della carreggiata.
In casi di questo tipo possono essere valutate dalle autorità competenti diverse ipotesi relative alla gestione della viabilità e all’occupazione della strada, sulla base delle circostanze concrete accertate. La valutazione dipende dagli atti raccolti durante gli accertamenti e dal ruolo attribuito ai singoli partecipanti alle riprese.
Il caso di 351 Bratan e la revoca del permesso di soggiorno
Tra i protagonisti del video, 351 Bratan, nome d’arte di Nicolae Novacenco, è stato coinvolto in un provvedimento che ha portato alla revoca del permesso di soggiorno per motivi di pericolosità sociale e alla successiva espulsione. Il rapper trentunenne, di origine moldava, avrebbe dovuto lasciare l’Italia con un volo in partenza dall’aeroporto di Malpensa diretto a Chisinau.
La procedura è stata collegata a quanto accaduto sulla Milano-Meda e si è sviluppata in tempi molto rapidi rispetto al giorno del blocco stradale. La decisione amministrativa riguarda la posizione personale del rapper e non coincide automaticamente con l’eventuale valutazione penale dei fatti avvenuti durante le riprese del videoclip.
Precedenti nei videoclip rap e immagini provocatorie
Il caso si inserisce in una serie di episodi nei quali alcuni videoclip della scena trap italiana hanno utilizzato ambientazioni e simboli estremi per attirare attenzione. In passato Baby Gang è stato associato a produzioni caratterizzate dalla presenza di armi e immagini controverse, mentre nel 2020 Avlas aveva realizzato un video a Cassano d’Adda con la presenza di mazze, rottweiler e frasi rivolte alle forze dell’ordine.
La scelta di creare situazioni fuori dagli schemi nei video musicali è stata più volte oggetto di discussione per il rapporto tra rappresentazione artistica, provocazione e rispetto delle regole. Nel caso della Milano-Meda, l’elemento contestato riguarda l’utilizzo di una strada aperta al traffico come scenario per una produzione musicale.
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