Taylor Swift deposita voce e volto contro i deepfake dell’intelligenza artificiale

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   È il 24 aprile di quest’anno quando, negli archivi dello U.S. Patent and Trademark Office, finiscono tre domande di registrazione depositate dalla popstar Taylor Swift – quella che, guarda caso, proprio in questi giorni celebra anche il ventesimo anniversario di Spotify con ascolti da record. Due riguardano altrettante clip audio della sua voce, la terza un’immagine che la ritrae sul palco con una chitarra tra le mani. L’obiettivo, chiaro e dichiarato dalle carte depositate, è uno soltanto: difendere la propria identità dall’uso distorto che l’intelligenza artificiale generativa ne ha fatto, e continua a farne, specialmente attraverso i cosiddetti deepfake.

Due frasi per blindare la voce, un’immagine per bloccare il volto

Le domande, come riportato dall’avvocato specializzato Josh Gerben nel suo blog personale, non sono state presentate a caso. La prima coppia di richieste riguarda due enunciati vocali precisi: “Hey, it’s Taylor Swift” e “Hey, it’s Taylor”. Frasi brevi, quasi banali nella loro semplicità, ma trasformate ora in veri e propri marchi registrati. La terza, invece, fissa nell’ufficio brevetti un’immagine della cantante mentre si esibisce – la chitarra, la posa scenica, l’illuminazione tipica dei suoi concerti. Nessun dettaglio viene lasciato all’interpretazione: chiunque volesse riprodurre artificialmente quei suoni o quella figura, senza autorizzazione, si troverebbe a violare un diritto esclusivo.

L’incubo deepfake che già aveva colpito la cantante

Non è un caso che Taylor Swift abbia scelto proprio questo momento per muoversi. All’inizio del 2024, circolarono in rete alcune sue immagini di nudo – create artificialmente senza alcuna base reale – che totalizzarono oltre dieci milioni di condivisioni. Nessuna violenza fisica, nessun atto diretto, eppure quel tipo di manipolazione digitale produce danni enormi alla reputazione e alla percezione pubblica di un artista. Soprattutto per chi, come lei, costruisce la propria carriera anche sull’immagine pubblica e sul controllo della propria narrazione.

Artisti e intelligenza artificiale, una corsa ai ripari senza precedenti

L’intelligenza artificiale affascina, certo, ma per chi vive di musica, recitazione o notorietà genera anche una paura concreta. Non solo per la possibile sostituzione nei processi creativi, ma per l’uso illecito che terzi possono fare del volto e della voce altrui. Molti attori, cantanti e celebrità stanno quindi correndo ai ripari con strategie simili: brevettare ciò che fino a ieri sembrava non si potesse possedere, cioè la propria impronta sonora e visiva. Taylor Swift, con questo deposito, anticipa una tendenza destinata a diventare prassi comune nell’industria dell’intrattenimento.

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