Claudia Zanella e la figlia Penelope, dieci anni con un QI di 149: “Gioca con le bambole e poi mi chiede: parliamo di Telemaco?”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un verso di Francesco Guccini, quello dedicato a Culodritto e ai suoi “occhi spalancati sul mondo come carte assorbenti”, che Claudia Zanella ha fatto proprio per raccontare lo sguardo di sua figlia Penelope. La bambina, che ha dieci anni e un quoziente intellettivo di 149, vive ogni stimolo con un’intensità che l’attrice, in un’intervista rilasciata a Repubblica, descrive come un’esperienza totalizzante, capace di alternare momenti di pura meraviglia ad altri di grande fatica. Non è, come tiene a precisare la madre, una questione di bravura o di prestazione: Penelope è una bambina gifted, plusdotata, e la sua mente funziona semplicemente su un altro registro, elaborando la realtà attraverso un filtro che amplifica ogni percezione, rendendo il riposo un concetto quasi estraneo. “Ha un cervello che non si ferma mai”, spiega Zanella, “come se ne avesse cinque di cervelli”, un’immagine efficace per rendere l’idea di un’attività mentale perenne e inesauribile, che spazia dagli interessi tipici dell’infanzia ai massimi sistemi della filosofia classica. Può capitare, così, che mentre gioca tranquilla con le sue bambole, all’improvviso si volti e chieda alla madre se preferiscano discutere di Telemaco, o se sia il caso di approfondire Platone, per poi passare all’astronomia o alla fisica con la stessa disinvoltura con cui si cambia canale.
Il rovescio della medaglia di un’intelligenza senza confini
Questa iper-stimolazione cognitiva, se da un lato rappresenta una ricchezza inestimabile, dall’altro porta con sé un carico emotivo notevole, che rende Penelope “senza pelle”, come la definisce la madre, di fronte ai soprusi e alle ingiustizie. La sua spiccata sensibilità trasforma la gioia in euforia e la tristezza in un dramma profondo, e il senso di responsabilità verso il mondo che la circonda è talmente pervasivo da diventare, talvolta, difficile da sostenere per una bambina della sua età. Claudia Zanella racconta episodi emblematici di questa sua modalità di sentire: una volta, durante un viaggio al Cairo, Penelope ha bloccato il pullman che li riportava dalle Piramidi, rifiutandosi di proseguire finché non fossero state comprate cento merende per altrettanti bambini che le avevano chiesto da mangiare. Un’altra volta, un gesto apparentemente insignificante come l’aver ucciso una formica è costato all’attrice due giorni di silenzio da parte della figlia. “È come se a volte sentisse tutto il mondo sulle proprie spalle”, confida Zanella, descrivendo quella frustrazione e quell’ansia che derivano dal desiderio di aiutare tutti e dalla consapevolezza, tipica dei dieci anni, dei propri limiti. Un’empatia così totalizzante, che la porta a soffrire per i compagni di scuola con disabilità quando vengono esclusi dal gioco, è il contraltare necessario di un’intelligenza così brillante.
La scuola e la sfida quotidiana di crescere una “quarantenne in miniatura”
Di fronte a questa complessità, il sistema scolastico tradizionale mostra spesso tutti i suoi limiti. Zanella è chiara nel sostenere che, a parte alcune realtà virtuose che offrono percorsi specifici, “in generale la scuola non è pronta” ad accogliere e valorizzare bambini con un alto potenziale cognitivo. Il rischio concreto, spiega, è che questi studenti si annoino, si sentano fuori posto e, paradossalmente, finiscano col perdersi, disperdendo il loro talento in un ambiente che non sa come stimolarli. Per Penelope, i cui genitori hanno scelto di non farla passare direttamente in seconda media per non bruciare le tappe della preadolescenza, si cerca di sopperire con attività extra e con un’attenzione costante. La definisce, scherzando ma non troppo, come “una quarantenne che non paga l’affitto, intrappolata in un minuscolo”, perché è in grado di passare con disinvoltura dall’inglese all’italiano e di mostrare interessi da adulta, per poi avere il bisogno improvviso di alzarsi, correre e ballare per scaricare la marea di informazioni che riceve. Un bisogno fisico, quest’ultimo, che all’inizio la madre faticava a comprendere, sgridandola, e che invece ha imparato a riconoscere come una necessaria valvola di sfogo.
Da una diagnosi prenatale infausta alla scoperta della plusdotazione
La storia di Penelope, peraltro, ha un antefatto che rende il suo sviluppo ancora più singolare. Durante il quinto mese di gravidanza, una ecografia morfologica aveva rilevato quella che sembrava una grave malformazione cerebrale, l’assenza del calloso e del setto pellucido, portando Claudia Zanella sull’orlo di una scelta dolorosissima. Furono gli accertamenti successivi, al policlinico Gemelli di Roma e all’ospedale Meyer di Firenze, a fugare ogni dubbio e a dichiarare la bambina sana. Oggi, l’attrice non può fare a meno di stabilire un collegamento, forse suggestivo, tra quell’anomalia inizialmente temuta e la successiva scoperta della plusdotazione, come se quella conformazione cerebrale diversa fosse stata un segno precoce di ciò che sarebbe venuto dopo. Un percorso, quello della crescita di Penelope, che si conferma in salita ma anche pieno di scoperte, dove la madre impara ogni giorno a gestire una figlia che, a dieci anni, ha già imparato a memoria interi copioni di musical in due sole letture, lasciando senza parole persino lei, che della memoria e della recitazione ha fatto la sua professione.




