La paura di Penelope Cruz: «Ho pianto al trucco, pensavo di avere un aneurisma»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un momento, nella lavorazione di un film, in cui la finzione scenica si scontra brutalmente con la realtà più cruda. Penelope Cruz, reduce dai sedici minuti di applausi a scena aperta al Festival di Cannes per La Bola Negra (The Black Ball) – pellicola in cui l’attrice spagnola compare in un cameo di una decina di minuti – ha raccontato di aver vissuto un vero e proprio incubo personale mentre si trovava sul set diretto da Javier Ambrossi e Javier Calvo. Considerati due giovani registi tra i più interessanti del panorama spagnolo, i cosiddetti “Javis” stavano girando la scena in cui il personaggio di Cruz, una cupletista, sale su un carro armato circondata da soldati. Ed è proprio in quel frangente, in preda al trucco e ai costumi di scena, che la vita dell’attrice ha rischiato di deviare verso un esito tragico, a causa di un ipotesi medica rivelatasi poi un falso allarme.
Il peso di una diagnosi provvisoria sul set
Mentre gli occhi del mondo del cinema erano puntati sulla Croisette, la diva madrilena ha voluto condividere un retroscena che pochi si aspettavano, rivelando un lato inedito e vulnerabile del suo vissuto professionale. La telefonata del medico che le ipotizzava un aneurisma cerebrale – una dilatazione anomala della parete di un’arteria che, come spiega il Manuale MSD, può rimanere silenziosa per anni ma che, in caso di rottura, provoca una grave emorragia – l’ha colta proprio mentre si accingeva a interpretare la sua parte più iconica del film. «Ho cominciato a piangere mentre ero al trucco – ha confessato l'attrice – cercando di non rovinarlo». La notizia, sebbene accompagnata dall’assicurazione del medico che non vi fosse pericolo immediato nel continuare a lavorare, ha scatenato una reazione viscerale difficile da contenire. Cruz ha scelto di non rivelare nulla ai registi in quell'esatto istante, né alla troupe, che aveva già passato cinque ore a preparare la complessa scena di massa con le comparse.
L’ansia mentre si gira e la scoperta del falso allarme
L’attrice ha rievocato quei momenti con la lucidità di chi ha guardato l’abisso per poi potersene allontanare, descrivendo l’esperienza come surreale. «Forse stavo morendo, e c’era la vita accanto a me» ha dichiarato, fotografando il contrasto stridente tra il brulicare dell’organizzazione sul set e il gelo del pensiero che le attraversava la mente. Ha convissuto con l’ansia e la pressione sul lavoro, sostenuta da un team che, a sua insaputa, le stava accanto in quelle ore drammatiche. Solo dopo aver completato la sequenza, l’attrice ha condiviso il peso di quella diagnosi in sospeso con i due Javier, che l’hanno supportata in attesa degli esami definitivi. Quella che inizialmente era sembrata una condanna si è risolta in un nulla di fatto, lasciando però il segno nella memoria dell’attrice, che descrive l’episodio come uno dei più surreali della sua carriera: l’idea di essere in cima a un mezzo corazzato mentre si temeva per il proprio cervello.
Il ritorno alla cronaca dal red carpet di Cannes
L’aneddoto, emerso durante le interviste per la promozione del film in concorso, ha però restituito al pubblico l’immagine di una professionista che non molla mai la presa, neppure sotto shock. La paura di Cruz si inserisce in un contesto di grande visibilità mediatica per il cinema iberico, con *La Bola Negra* che affonda le sue radici in un'opera incompiuta di Federico García Lorca per narrare una storia queer che attraversa diverse epoche. La scena incriminata, quella dell’esibizione sul carro armato, è diventata così il simbolo involontario di una battaglia interiore combattuta dall'attrice lontano dai riflettori. L’urlo di dolore soffocato nel camerino ha lasciato spazio a una performance che il pubblico ha premiato con una standing ovation di quasi un quarto d’ora sul Palais des Festivals.




