Svolta sui centri in Albania: il piano del governo per i rimpatri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I centri albanesi di Gjadër e Shëngjin, già al centro di un accordo tra Italia e Albania per la gestione dei flussi migratori, potrebbero presto assumere un ruolo chiave nel sistema di rimpatrio dei migranti irregolari. A confermarlo è il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che in un’intervista a La Stampa ha delineato un possibile cambio di destinazione d’uso per queste strutture, trasformandole in Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr).

L’ipotesi, che circolava da settimane, trova ora una prima formalizzazione: se inizialmente i due centri erano stati pensati per accogliere richiedenti asilo in attesa di valutazione, oggi l’obiettivo sembra essersi spostato verso un potenziamento delle procedure di rimpatrio. «Potrebbero avere un ruolo cruciale», ha spiegato Piantedosi, sottolineando come le strutture siano già predisposte per gestire procedure accelerate. Una mossa che, se attuata, risponderebbe alle pressioni europee sull’Italia, chiamata a garantire entro giugno 2026 circa ottomila posti per il trattenimento di migranti irregolari.

Non è però la prima volta che il progetto albanese incontra ostacoli. Dopo tre blocchi da parte della magistratura – che ha fermato i trasferimenti di migranti provenienti da Paesi sicuri – il governo ha dovuto ripensare la strategia. I centri, finora costosi e poco utilizzati, rischiano di diventare un altro capitolo controverso nelle politiche migratorie italiane.

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