La Commissione Ue valida i centri rimpatri in Albania: «Si applica la legge italiana»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un portavoce della Commissione europea, durante il consueto briefing con la stampa, ha chiarito che i centri per il rimpatrio dei migranti previsti in Albania non violano il diritto comunitario, poiché al loro interno verrebbe applicata esclusivamente la legislazione italiana. La posizione, già espressa in fase di avvio del protocollo, è stata ribadita ieri da Markus Lammert, portavoce per gli Affari interni e l’immigrazione, rispondendo a una domanda del giornalista di Radio Radicale David Carretta.

Lammert ha sottolineato come, secondo le informazioni in possesso dell’esecutivo Ue, nei centri di Shëngjin e Gjadër – la cui destinazione d’uso è stata modificata venerdì con un decreto del governo Meloni – verranno osservate le norme italiane, così come avvenuto in precedenza per le procedure d’asilo. Una precisazione che sembra sciogliere ogni dubbio sulla compatibilità dell’accordo con i trattati europei, dopo le critiche sollevate da chi riteneva l’iniziativa al di fuori del quadro giuridico Ue, dato che l’Albania non è territorio comunitario e i migranti non hanno ancora varcato le frontiere europee.

Intanto, Giorgia Meloni ha colto l’occasione del vertice globale sull’immigrazione illegale, organizzato a Londra dal premier britannico Keir Starmer, per rivendicare con forza l’intesa con Tirana. «Siamo stati apripista», ha dichiarato la premier, collegata in videoconferenza, ricordando come il modello inizialmente contestato abbia poi guadagnato sostegno, al punto che oggi l’Unione stessa valuta l’ipotesi di aprire centri analoghi in Paesi terzi. Un’affermazione che arriva in un momento politicamente significativo, con la Commissione europea che, quasi a sorpresa, offre una copertura alle scelte di Roma.

Parallelamente, Meloni ha illustrato la strategia italiana per colpire il traffico di esseri umani, basata sulla collaborazione tra forze dell’ordine, intelligence e autorità giudiziarie. «L’obiettivo è seguire il denaro», ha spiegato, citando l’eredità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Un approccio che punta a smantellare i profitti degli scafisti, individuati come il vero motore del fenomeno migratorio irregolare.

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