Grottaferrata, il buio della casa alloggio: anziani legati e sedati, sette misure cautelari
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Redazione Interno
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Un orizzonte di violenze metodiche e di abbandono, celato dietro le pareti di una struttura che avrebbe dovuto accogliere, è emerso dai Castelli Romani dopo mesi di indagini serrate. I carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sanità di Roma, dando esecuzione a un provvedimento del gip di Velletri, hanno infatti notificato sette misure cautelari, sei interdittive dall’esercizio della professione e un divieto di dimora, nei confronti di altrettante persone tra operatori socio-sanitari e il legale rappresentante di una casa alloggio per anziani a Grottaferrata. L’inchiesta, che ha preso il via dalla sofferta denuncia di un familiare, ha dipanato una matassa fatta di comportamenti vessatori e di una gestione, a dir poco, opaca della cura. La procura, valutando la gravità dei reati contestati, aveva chiesto gli arresti domiciliari, ma il giudice ha preferito una misura che, sebbene diversa, garantisce l’immediata cessazione di ogni contatto tra alcuni dei presunti responsabili e le vittime, persone non autosufficienti la cui tutela è stata posta al centro della decisione.
Un meccanismo di sopraffazione sistematica
Quello che le indagini descrivono non è un episodio isolato, bensì una prassi consolidata di maltrattamenti. Alcuni ospiti, come attestano le prove raccolte dagli investigatori, venivano legati con mezzi di fortuna alle sedie o ai letti, lasciati in condizioni di estremo disagio igienico nelle proprie urine, e umiliati nella loro dignità. La loro vulnerabilità, piuttosto che innescare un dovere di protezione maggiore, era diventata il presupposto per una quotidianità di soprusi, i quali avvenivano al riparo da sguardi esterni, in un isolamento che ne rendeva quasi impossibile l’emersione. La stessa somministrazione di farmaci, che costituisce uno dei cardini dell’assistenza in simili strutture, pare sia stata gestita con assoluta leggerezza, sfociando in pratiche del tutto arbitrarie e prive di controllo medico.
La traccia chimica e la deroga alla deontologia
Uno degli aspetti più inquietanti portati alla luce riguarda proprio l’uso di sostanze psicotrope e sedative. Gli anziani, secondo quanto accertato, venivano narcotizzati senza alcuna prescrizione e senza una reale necessità terapeutica, in una sorta di gestione chimica della loro presenza scomoda, finalizzata a sedarne l’esuberanza o le richieste di attenzione. Una deroga grave alla deontologia professionale e alle regole basilari della scienza medica, che trasformava i farmaci, da strumenti di cura, in mezzi di contenzione e di riduzione al silenzio. Tale pratica, oltre a configurare ipotesi di reato severe, mostra il livello di degrado a cui era giunto il sistema di assistenza nella struttura, nel quale il benessere degli ospiti era del tutto subordinato a logiche di comodo e, forse, di risparmio.
L’indagine e le tutele immediate
L’operazione odierna rappresenta il punto di arrivo, per il momento giudiziario, di un lavoro investigativo lungo e minuzioso, che ha visto i militari del Nas raccogliere testimonianze, incrociare dichiarazioni e verificare ogni segnalazione con puntiglio. La scelta del giudice di optare per misure interdittive, sebbene diverse dalla custodia cautelare inizialmente richiesta, ha una precisa finalità: interrompere sul nascere, e in maniera netta, la possibilità che gli indagati possano ripetere i comportamenti contestati, allontanandoli in via urgente dalla sfera di quelle persone che hanno già patito sofferenze. Il percorso processuale, com’è ovvio, dovrà ora accertare le responsabilità individuali, ma l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura ha già scoperchiato un vaso di Pandora di dolore, restituendo, almeno in parte, una protezione a chi era stato privato persino della propria libertà di movimento.




