Colpo all'organizzazione delle truffe agli anziani, ventuno misure cautelari in tutta Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un’articolata e spietata macchina criminale, che sfruttava la solitudine e la fragilità delle persone più anziane, è stata smantellata da un’operazione dei Carabinieri, la quale ha portato all’esecuzione di ventuno provvedimenti restrittivi in diverse regioni. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Napoli, ha fatto luce su un sistema organizzato, i cui membri, agendo con fredda determinazione, hanno perpetrato numerose truffe telefoniche, il cui bottino complessivo supera i trecentomila euro, di cui circa la metà è stato già recuperato dalle forze dell’ordine. Il procuratore capo Nicola Gratteri, parlando di “reati odiosi contro la parte debole della società”, ha sottolineato come i delinquenti abbiano scientemente abusato della condizione di persone spesso malate, sole e con familiari lontani, facendo leva sul loro stato di paura e disorientamento per estorcere denaro e beni preziosi.

La metodologia criminale e la struttura dell’organizzazione

Il modus operandi, purtroppo non nuovo ma qui applicato con sistematica efficacia, si basava su telefonate ingannevole nelle quali i criminali, spacciandosi per carabinieri o, in alcuni casi, per avvocati, informavano la vittima di un grave incidente causato da un congiunto, solitamente un figlio. Richiedevano quindi, con urgenza e in cambio della libertà del familiare, ingenti somme di denaro contante o gioielli, che venivano poi materialmente ritirati a domicilio. Ciò che emerge dalle indagini è la presenza di una struttura ben definita, con ruoli precisi e separati: ai “telefonisti”, incaricati del primo contatto e della messa in scena della menzogna, seguivano i “trasfertisti”, che si recavano materialmente presso le abitazioni delle vittime per prelevare il maltolto, mentre i “corrieri” – alcuni dei quali estranei alle singole truffe – provvedevano a trasportare il denaro e gli oggetti di valore verso la base logistica di Napoli, da dove l’intera attività veniva presumibilmente diretta e gestita.

L’estensione nazionale delle truffe e il recupero del bottino

Gli episodi accertati dall’autorità giudiziaria sono almeno trentatré, dei quali ventisette si sono già consumati con successo, mentre gli altri sono stati interrotti o tentati. Le truffe non erano circoscritte a una singola area geografica ma si sono verificate in varie parti del paese, colpendo anziani in diverse regioni, il che dimostra la capacità operativa dell’organizzazione di agire su scala nazionale. Un aspetto significativo dell’operazione è il recupero di una parte sostanziale del denaro sottratto, circa centocinquantamila euro, insieme a gioielli di valore. Parte di questo ingente bottino, per la precisione centoventimila euro in contanti, è stato rinvenuto dalle forze dell’ordine nascosto all’interno di uno scaldabagno, un dettaglio che evidenzia le modalità di occultamento dei profitti illeciti.

Le accuse e le misure cautelari disposte

Le accuse formulate dalla Procura di Napoli, a seguito delle indagini condotte con i Carabinieri di Genova e di altri comandi, sono gravi e articolate. Il nucleo centrale è rappresentato dall’associazione per delinquere finalizzata alle truffe agli anziani, un’aggravante che punisce la struttura organizzativa del gruppo. A questa si aggiungono, per molti degli indagati, i reati di ricettazione, riciclaggio e autoriciclaggio, collegati alla gestione e al ripulimento del denaro illecito. Delle ventuno misure cautelari eseguite, sette sono arresti in carcere, mentre le altre consistono in forme di custodia cautelare o nell’obbligo di dimora, a dimostrazione di come il giudice per le indagini preliminari abbia calibrato le misure sulle posizioni individuali e sul grado di partecipazione ai fatti contestati, senza però permettere che la rete criminale restasse operativa.

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