Il clan Mazzarella e la nuova frontiera delle truffe informatiche: sedici misure cautelari eseguite dai carabinieri all'alba

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dalle prime luci dell'alba, i carabinieri del comando provinciale di Napoli stanno dando esecuzione a un'ordinanza di misura cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, che ha portato al blitz nei confronti di sedici persone, tutte gravemente indiziate, a vario Titolo, di associazione per delinquere, frode informatica e accesso abusivo a sistemi informativi, senza dimenticare il capo d'imputazione relativo alla detenzione abusiva di armi. L'operazione, che rappresenta l'epilogo di una complessa attività investigativa coordinata dai pm Maria Sofia Cozza, Maria Sepe e Simona Rossi, sotto la guida dell'aggiunto Sergio Amato, ha inferto un duro colpo a una struttura criminale che, secondo quanto ricostruito, sarebbe riconducibile al noto clan Mazzarella, storica organizzazione camorristica radicata nel capoluogo campano. La contestazione, peraltro, vede i reati aggravati dalla finalità di agevolare l'attività del sodalizio mafioso, un dettaglio, questo, che conferma come la criminalità organizzata abbia ormai volto lo sguardo, e di conseguenza spostato i propri interessi economici, verso il cyberspazio, un universo parallelo e immateriale dove il denaro, spesso, viaggia molto più velocemente e inosservato rispetto ai tradizionali canali fisici.

Le indagini, come emerge dagli atti depositati dalla procura, avrebbero permesso di documentare un sistema di frodi informatiche ben rodato, all'interno del quale gli indagati, forti di competenze tecniche specifiche, avrebbero messo a segno numerosi raggiri ai danni di ignari cittadini. Le metodologie utilizzate, infatti, spaziavano dal phishing, con l'invio di email ingannevoli, al vishing, ovvero le truffe perpetrate tramite chiamate vocali, fino ad arrivare alla clonazione di siti internet di veri e propri istituti di credito; una volta che le vittime, abboccando all'amo, inserivano le proprie credenziali in quelle pagine web contraffatte, i malviventi riuscivano ad accedere ai loro conti correnti e a prosciugarli, trasferendo somme, talvolta anche ingenti, su conti nella disponibilità dell'organizzazione o, in altri casi, convertendole in criptovalute per rendere più complessa la tracciabilità del flusso finanziario. Questo salto di qualità nelle modalità operative del clan, che accanto alle tradizionali attività illecite ha innestato competenze informatiche di alto profilo, rappresenta uno degli aspetti più preoccupanti dell'inchiesta.

Dai vicoli al web, l'evoluzione del business camorristico

L'operazione di questa mattina non fa che confermare un trend investigativo emerso con sempre maggiore chiarezza negli ultimi anni, ovvero la pervasiva capacità dei clan di infiltrare ogni settore economico, anche quelli più innovativi e apparentemente lontani dalla gestione violenta del territorio. La camorra, e nel caso specifico il clan Mazzarella, dimostra ancora una volta una spiccata duttilità, adattando i propri modelli di business alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie; non più soltanto estorsioni, spaccio di stupefacenti e contrabbando, quindi, ma anche e soprattutto frodi telematiche, un settore in cui i profitti possono essere elevatissimi e i rischi, in termini di rilevanza penale e di visibilità mediatica, percepiti come minori rispetto ad azioni criminose condotte sulla pubblica via. Nel corso dell'indagine, gli inquirenti avrebbero inoltre raccolto elementi in merito al possesso, da parte di alcuni degli indagati, di armi, detenute abusivamente e verosimilmente destinate a garantire la protezione del sodalizio o a rafforzare il proprio potere sul territorio, a dimostrazione di come, nonostante la modernizzazione dei metodi di profitto, la matrice violenta e intimidatoria tipica dell'associazione mafiosa non venga affatto accantonata.

Parallelamente all'esecuzione delle misure cautelari, che hanno visto l'impiego di numerosi militari sul territorio, le attività di perquisizione si sono estese a diverse zone della provincia, con l'obiettivo di acquisire ulteriore materiale probatorio, come dispositivi informatici, telefoni cellulari e documentazione utile a delineare in modo ancora più preciso il quadro associativo e i ruoli di ciascuno dei sedici indagati. L'ordinanza del gip, che ha accolto la richiesta della DDA, si fonda su un impianto accusatorio solido, nel quale le intercettazioni, telefoniche e ambientali, così come le analisi dei flussi finanziari e dei supporti informatici sequestrati, avrebbero giocato un ruolo determinante. Tra le contestazioni, come detto, compare anche il reato di associazione per delinquere, un titolo di reato che sottintende l'esistenza di una struttura stabile e organizzata, con ruoli e gerarchie ben definite, dedita alla commissione di una serie indeterminata di delitti, e la circostanza aggravante del metodo mafioso, se provata in sede di giudizio, renderebbe il quadro ancor più grave.

Le tecniche di phishing e vishing al servizio del clan

Entrando nel dettaglio delle tecniche fraudolente utilizzate, gli investigatori hanno fatto luce su un meccanismo collaudato che partiva, solitamente, dalla raccolta di dati sensibili. Attraverso campagne di phishing e smishing, ovvero l'invio massiccio di messaggi di posta elettronica o SMS ingannevoli, i malviventi inducevano le potenziali vittime a cliccare su link che reindirizzavano a portali bancari perfettamente clonati; a quel punto, l'ignara persona, convinta di trovarsi sul sito ufficiale della propria banca, digitava le proprie credenziali di accesso, consegnandole di fatto nelle mani dei cybercriminali. In altri frangenti, come emerso nel corso delle indagini coordinate dalla DDA, veniva impiegata la tecnica del vishing, con false telefonate da parte di sedicenti operatori bancari che, con pretesti legati a presunte anomalie o a necessità di bloccare transazioni sospette, convincevano l'interlocutore a dettare i codici di autorizzazione, i cosiddetti OTP, ricevuti via SMS, permettendo così di perfezionare bonifici immediati verso conti correnti nella disponibilità del clan Mazzarella. Il tutto, naturalmente, avveniva in pochi istanti, rendendo estremamente difficoltoso per le forze dell'ordine e per gli stessi istituti di credito intervenire in tempo utile per bloccare le somme distratte.

Un ulteriore aspetto emerso dall'inchiesta riguarda la gestione dei proventi illeciti. Una volta ottenuto il denaro, questo veniva fatto confluire in un articolato sistema di riciclaggio che, in alcuni casi, prevedeva il ricorso a prestanome e a società fittizie, con lo scopo di reimmettere nel circuito economico legale capitali di chiara origine delittuosa. La complessità di queste operazioni, che richiedono competenze specifiche in campo finanziario e informatico, la dice lunga sul livello di organizzazione raggiunto dal sodalizio, un livello che necessita, evidentemente, dell'apporto di professionisti e tecnici in grado di gestire flussi di denaro e di aggirare i sistemi di controllo. Non è un caso, del resto, che l'indagine, coordinata dalla procura antimafia, abbia visto la luce anche grazie alla collaborazione tra diversi reparti dell'Arma e alla sinergia con la procura, in un'ottica di contrasto a 360 gradi a un fenomeno criminale in continua e rapida evoluzione.

L'inchiesta della DDA e i reati contestati

L'operazione condotta questa mattina rappresenta, nelle intenzioni della magistratura inquirente, un significativo passo avanti nel contrasto a queste nuove forme di criminalità organizzata, dove l'uso della tecnologia si sposa con la ferocia e la pervasività tipiche della camorra. I reati contestati, dall'associazione per delinquere finalizzata alla frode informatica all'accesso abusivo a sistemi informatici, passando per la detenzione di armi, delineano un quadro criminale di assoluta pericolosità sociale, non soltanto per il danno economico arrecato alle vittime, ma anche per la capacità di inquinare il tessuto economico sano e di perpetuare un sistema di potere fondato sull'intimidazione. Nei prossimi giorni, gli interrogatori di garanzia e le ulteriori verifiche disposte dal giudice permetteranno di fare maggiore chiarezza sulle posizioni individuali degli indagati, mentre l'attività investigativa prosegue per accertare eventuali ulteriori responsabilità e per disvelare l'intera filiera del business illegale, dalla fase di progettazione delle truffe a quella ultima del reinvestimento dei capitali sporchi, in un territorio, quello napoletano, da sempre al centro dell'attenzione della DDA.

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