Pestaggio di Cicalone alla metropolitana Ottaviano, eseguite quattro misure cautelari per l'aggressione del 12 novembre

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Hanno trasformato quella che doveva essere una normale attività di documentazione, volta a riprendere i movimenti sospetti di alcune persone nei pressi delle biglietterie automatiche, in un vero e proprio pestaggio in diretta. Parliamo dell'aggressione subita lo scorso 12 novembre dallo youtuber Simone Ruzzi, conosciuto dal pubblico come Cicalone, un episodio di violenza che si era consumato in pochi, concitati istanti alla fermata Ottaviano della linea A della metropolitana di Roma e per il quale, ora, la Procura capitolina ha chiuso il cerchio. La Polizia di Stato, dando esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, ha infatti notificato il provvedimento a carico di quattro cittadini di origine rumena, gravemente indiziati, in concorso tra loro, dei reati di lesioni personali aggravate e resistenza a pubblico ufficiale. Il provvedimento, richiesto dai pm del Dipartimento criminalità diffusa e grave, rappresenta l'epilogo di un'attività investigativa serrata, coordinata dagli agenti del commissariato Borgo e della PolMetro, che ha consentito non solo di identificare i presunti responsabili ma anche di ricostruire nel dettaglio le singole condotte.

La dinamica dell'aggressione e il ruolo delle immagini

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, e come emerge nitidamente dalle immagini acquisite agli atti del fascicolo, la scintilla che ha innescato la reazione violenta sarebbe scoccata nel momento in cui i quattro indagati, insieme probabilmente ad altre persone poi allontanatesi, si sono accorti di essere ripresi. Lo youtuber era affiancato, come di consueto, da una collaboratrice che lo aiutava nelle riprese, e la presenza delle telecamere, ormai è noto, non è mai gradita a chi si aggira con intenti predatori tra i meandri della stazione. Gli agenti hanno accertato che i quattro, dopo aver iniziato a inveire contro il gruppo, hanno ben presto superato ogni limite, passando dalle parole ai fatti. Si sono scagliati con violenza inaudita contro Simone Ruzzi, colpendolo con calci e pugni, e non hanno desistito nemmeno quando questi, ormai a terra dopo essere stato raggiunto al volto, era chiaramente inerme e incapace di difendersi. Un'accanimento, il loro, che ha richiesto l'intervento di due guardie particolari giurate presenti sul posto, le quali, nel tentativo di porre fine al pestaggio e di soccorrere il malcapitato, sono state a loro volta circondate e aggredite. Solo dopo aver consumato la loro furia, gli aggressori sono riusciti a guadagnare la fuga, disperdendosi nelle vie limitrofe e lasciandosi alle spalle una scena di pura violenza.

Le conseguenze fisiche per le vittime e la fuga all'estero

Il bilancio di quei minuti di follia, come refertato successivamente dai sanitari del Pronto Soccorso, è stato pesante. Se per le due guardie giurate, finite nel mirino solo per aver tentato di adempiere al loro dovere, le lesioni riportate furono giudicate guaribili in un paio di giorni, ben più seria è apparsa subito la situazione dello youtuber. Simone Ruzzi, infatti, ha riportato multiple contusioni e traumi che i medici hanno inizialmente quantificato in una prognosi di quarantacinque giorni, segno evidente della ferocia con cui fu colpito, soprattutto quando era ormai a terra. Le indagini, coordinate dalla Procura, hanno permesso di delineare un quadro indiziario solido a carico dei quattro, ma nel frattempo gli indagati si erano resi irreperibili, allontanandosi dal territorio nazionale. La svolta nelle ricerche è arrivata grazie alla cooperazione internazionale di polizia: tre di loro sono stati infatti rintracciati in Finlandia, dove si trovavano già detenuti per altri reati commessi in quel paese, e ora si trovano in un carcere finlandese in attesa che vengano definiti i procedimenti di estradizione che li riporteranno in Italia per rispondere anche di questa vicenda.

Il rientro del quarto indagato e la conclusione delle ricerche

Il cerchio si è definitivamente chiuso con il quarto componente del gruppo, un ventisettenne romeno la cui posizione è stata individuata in Romania. Determinante, in questo caso, è stata l'opera del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia, che in sinergia con gli esperti per la sicurezza ha permesso di intercettare l'uomo e di organizzare il suo rientro in Italia. Il giovane è atterrato ieri pomeriggio presso lo scalo aeroportuale di Fiumicino, dove ad attenderlo, al termine del volo, c'erano gli agenti della Polizia di Stato. Dopo le procedure di identificazione e le formalità di rito, è stato associato al carcere di Regina Coeli, dove rimarrà a disposizione dell'autorità giudiziaria. L'operazione, condotta senza intoppi, porta quindi a quattro il numero delle persone destinatarie della misura cautelare, confermando l'efficacia del lavoro investigativo svolto dagli uffici della Procura di Roma e dalla Polizia, che hanno saputo ricostruire con precisione le responsabilità individuali in un contesto di violenza collettiva che aveva destato allarme e preoccupazione tra i pendolari della metropolitana.

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