Camorra, maxi operazione tra Napoli e provincia: 71 misure cautelari per i clan Mazzarella e dell’Alleanza di Secondigliano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’alba ha portato con sé il rumore dei blindati e la precisione di un dispositivo articolato, messo a punto dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha visto convergere i carabinieri del Nucleo investigativo e la Squadra Mobile in un’operazione congiunta senza precedenti immediati per ampiezza. Sono settantuno, infatti, i destinatari di altrettante misure di custodia cautelare – suddivise in quattro distinti provvedimenti – emesse dal gip al termine di indagini complesse, le quali hanno dissezionato gli assetti di potere di due tra le più radicate aggregazioni criminali del capoluogo campano, ovvero il cartello facente capo ai Mazzarella e quello riconducibile alla cosiddetta Alleanza di Secondigliano.

Gli inquirenti, scavando nei meccanismi di controllo del territorio, hanno delineato una mappa aggiornata della spartizione delle zone nevralgiche della città, da Forcella alla Duchesca, dal Rione Sanità all’Arenaccia, fino alle aree di Poggioreale e del Borgo Sant’Antonio Abate; un mosaico di potere che vede tra i destinatari delle ordinanze, secondo l’impianto accusatorio, gli attuali vertici dei clan Contini e Savarese-Pirozzi, oltre ai reggenti delle singole piazzeforti. Non si tratta soltanto di un’operazione volta a spezzare la catena di comando, ma anche a intercettare i flussi economici illeciti: il procuratore Nicola Gratteri ha sottolineato, nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’esito del blitz, come emerga con chiarezza la capacità di adattamento della camorra, la quale si dimostrerebbe persino più avanti di altre organizzazioni malavitose nell’utilizzo della moneta elettronica e delle criptovalute a fini di riciclaggio. Un particolare, quest’ultimo, emerso grazie all’individuazione di un soggetto – legato al clan Contini – che avrebbe messo a punto un sistema sofisticato per ripulire capitali sporchi attraverso il canale delle valute virtuali, come ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri, Antonio Bagarolo.

Il presidio armato dei rioni e la gestione imprenditoriale degli introiti

Le investigazioni, condotte con l’ausilio di intercettazioni e servizi di osservazione, hanno restituito l’immagine di un sistema di controllo capillare, esercitato attraverso un presidio costante del territorio da parte di affiliati spesso armati e pronti a utilizzare la violenza per ribadire la propria supremazia o per rispondere a incursioni di gruppi rivali. Il quadro che ne deriva è quello di una diffusa disponibilità di armi da fuoco, funzionale non solo alla gestione delle estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori – vessati con richieste di pagamento sistematiche – ma anche al governo delle numerose piazze di spaccio disseminate nei quartieri sotto la loro influenza. La contabilità delle attività illecite, infatti, veniva gestita con criteri quasi aziendali: i proventi, una volta incassati, venivano redistribuiti sotto forma di stipendi per gli associati, con una particolare attenzione al sostentamento degli affiliati detenuti e delle loro famiglie, confermando una volta di più la natura mutualistica e totalizzante del vincolo camorristico. A completamento del quadro repressivo, l’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo di conti correnti, immobili e società commerciali, con sedi localizzate non solo in Campania ma anche in altre regioni, nel tentativo di disarticolare la componente patrimoniale dei sodalizi.

Il secondo arresto per l’omicidio Durante e il collegamento con la faida tra Sanità e Mercato

Tra le quattro ordinanze notificate, una riveste un interesse particolare perché getta luce su un capitolo di sangue recente della cronaca napoletana, ovvero l’omicidio di Emanuele Durante, il ventenne ucciso il 15 marzo del 2025 in via Santa Teresa degli Scalzi. Le indagini hanno consentito di ricostruire un grave quadro indiziario nei confronti del presunto secondo esecutore materiale di quel delitto, andando così a completare – dopo l’individuazione del mandante e del primo killer, avvenuta in una fase precedente – il cerchio dei responsabili. L’agguato, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, non rappresentava un episodio isolato, bensì l’epilogo di una catena di violenze riconducibile agli scontri armati tra gruppi di giovani rivali dei quartieri Sanità e Piazza Mercato, i quali ambivano ad affermare la propria egemonia criminale sui rispettivi territori attraverso atti dimostrativi di forza.

La morte di Durante, infatti, sarebbe maturata come ritorsione per il precedente omicidio di Emanuele Tufano, il quindicenne rimasto ucciso nel corso di una sparatoria nell’ottobre del 2024 – un conflitto a fuoco nel quale perse la vita, secondo le ricostruzioni, per un tragico errore, colpito dal cosiddetto fuoco amico della sua stessa paranza. L’operazione di polizia giudiziaria, pertanto, intreccia i fili di due diverse inchieste, dimostrando la continuità e la pericolosità di queste baby gang, capaci di muoversi con disinvoltura armate di pistole su scooter per i vicoli del centro, in una escalation di violenza che le forze dell’ordine continuano a monitorare con attenzione.

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