Il rettore Cuzzocrea a caccia di scontrini per gonfiare i rimborsi, i pm: «All’università di Messina atmosfera di paura»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ex rettore dell’Università di Messina, secondo quanto emerge dalle indagini della Guardia di finanza, si sarebbe dedicato con assiduità alla ricerca di scontrini, da qualsiasi fonte essi provenissero, al fine di trasformarli in rimborsi spese da ottenere celermente, sfruttando il peso della sua carica accademica. Un’attività, questa, che i militari hanno ricostruito minuziosamente nel corso di due anni, dipingendo un quadro operativo dove ogni occasione era buona per attingere alle casse dell’ateneo: dalle trasferte in Spagna per gare di equitazione, inserite in bilancio come “attività di ricerca” per un costo di cinquemila euro, fino a un servizio fotografico, del valore di 446 euro, dedicato ai purosangue del suo maneggio personale.

L'impianto accusatorio e il provvedimento del gip

In settecento pagine di ordinanza, il giudice per le indagini preliminari Fiorentino ha confermato la solidità dell’impianto accusativo costruito dalla Procura di Messina, che vede l’ex rettore accusato di plurimi reati di peculato. Sebbene il giudice abbia negato la misura degli arresti domiciliari, ha nondimeno disposto un significativo sequestro preventivo, eseguito ieri dai finanzieri del Comando provinciale, che ha colpito beni per un valore superiore a un milione e seicentomila euro. L’accusa centrale ruota attorno a un sistema di rimborsi gonfiati, un meccanismo che, stando alle dichiarazioni rese, non era affatto riservato a pochi.

La segretaria e il "sistema d'urgenza" per il professore

A gettare luce sulle dinamiche interne è stata la testimonianza di Loredana Urzì, segretaria amministrativa del dipartimento “ChiBioFaram”, la quale ha spiegato ai finanzieri che “il sistema dei rimborsi era utilizzato solo in via d’urgenza”, una prassi che tuttavia conosceva delle eccezioni. Interrogata proprio su questi casi, la signora Urzì ne ha indicato uno soltanto, citando esplicitamente il professor Salvatore Cuzzocrea. Un dettaglio che assume un rilievo particolare, suffragato anche dalle indagini su una serie di scontrini, alcuni dei quali provenienti da un esercizio commerciale di proprietà cinese, che sarebbero stati acquisiti per essere poi presentati all’università.

Le reazioni istituzionali e la conferma del ministero

Nonostante la gravità delle accuse e l’entità del sequestro, che ammonta a 2,4 milioni di euro di beni, il ministero dell’Università e della Ricerca, guidato da Anna Maria Bernini, ha scelto di non sospendere l’ex rettore dall’incarico di consigliere ministeriale. La linea adottata, definita “garantista” dalla stessa ministra, si basa sul principio per cui a contare non sono le indagini in corso, bensì le eventuali sentenze definitive. Una posizione che mantiene Cuzzocrea al suo posto, mentre la magistratura prosegue il suo lavoro su un caso che, secondo quanto riportato dai pubblici ministeri, ha generato nell’ateneo messinese un’“atmosfera di paura”.

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