Sequestro di 2,5 milioni all'ex rettore di Messina Cuzzocrea per fondi ricerca usati per cavalli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Messina ha disposto il sequestro preventivo di beni per un valore di quasi due milioni e mezzo di euro a carico di Salvatore Cuzzocrea, già rettore dell'ateneo peloritano e attuale consigliere della ministra Bernini. L’accusa, che poggia su una articolata indagine della Guardia di Finanza, è di peculato, ipotizzato in varie forme per una lunga serie di rimborsi illegittimi, ottenuti abusando dei fondi destinati alla ricerca scientifica. Le indagini, che hanno visto i magistrati chiedere anche gli arresti domiciliari per l’ex rettore – misura poi non convalidata –, ricostruiscono un sistema di prelievo di denaro pubblico finalizzato a finanziare spese del tutto personali e estranee all’attività universitaria.

Il caso dei rimborsi per le gare ippiche

Tra le voci di spesa più emblematiche, spiccano quelle legate alla passione per l’equitazione che Cuzzocrea condivide con il figlio. I militari del nucleo di Polizia Economica hanno accertato come, nel gennaio del 2020, egli abbia ottenuto dall’università un rimborso di circa cinquemila euro per una trasferta in Spagna, giustificata come missione di ricerca. La realtà dei fatti, stando a quanto documentato, era ben diversa: la permanenza a Valencia coincideva infatti con la sua partecipazione, insieme al figlio, al “Mediterranean Equestrian Tour” di Oliva, una nota competizione ippica internazionale. Simili modalità, come hanno sottolineato gli investigatori, si sarebbero ripetute in altre occasioni, con fondi del Dipartimento di “ChiBioFarAm” utilizzati per coprire le spese di viaggio e soggiorno in Italia e all’estero per prendere parte a gare.

Il meccanismo degli scontrini fasulli

Oltre alle trasferte, il sistema di prelievo illecito si basava su un altro espediente, ovvero la presentazione di scontrini fiscali per acquisti di natura personale. Una dinamica che, secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, è emersa anche dalla testimonianza di un commerciante cinese, il quale ha riferito di essere stato avvicinato dall’ex rettore con la richiesta di fornirgli “tanti scontrini”, evidentemente necessari per comprovare spese inesistenti e ottenere così il rimborso dall’ente. Una pratica che, se confermata, delineerebbe un metodo organizzato per dirottare risorse pubbliche verso le proprie disponibilità private.

La segretaria e il "sistema d'urgenza" per pochi

Elementi significativi sul funzionamento amministrativo del dipartimento sono giunti dalle dichiarazioni della segretaria amministrativa, la quale ha precisato che la procedura dei rimborsi diretti, definita “di urgenza”, veniva applicata in via del tutto eccezionale. Quella stessa dipendente, interrogata dai finanzieri, ha indicato che, di fatto, soltanto un docente faceva un uso ricorrente e privilegiato di tale canale: il professor Cuzzocrea. La segretaria ha inoltre aggiunto di aver discusso della questione, in una circostanza, con il direttore del dipartimento, lasciando intendere come le modalità di gestione dei fondi non fossero del tutto ignote all’interno della struttura.

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