Il significato di Ognissanti, tra santità e domande per la Chiesa di oggi
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Redazione Interno
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La solennità di Ognissanti, che si celebra il primo novembre, rappresenta una delle ricorrenze più profonde e sentite nel calendario liturgico cristiano, un giorno di precetto dedicato non soltanto alla memoria dei santi ufficialmente riconosciuti, ma anche a quella di innumerevoli persone che, come sottolinea la dottrina, hanno condotto un’esistenza all’insegna del Vangelo lontano dai riflettori e dalla gloria mondana. Questa festività, che stabilisce un ideale ponte di comunione tra i fedeli sulla terra e il cielo, invita alla preghiera e a una seria riflessione sul significato di una testimonianza di fede vissuta con coerenza, onorando coloro i quali, secondo le parole della Chiesa, hanno reso il proprio volto un "segno potente del Dio vivo", capace di ispirare nuove generazioni di credenti.
Le domande che scuotono la coscienza dei fedeli
Proprio nel momento in cui si esalta la santità, tuttavia, affiorano con forza interrogativi scomodi che toccano le ferite ancora aperte dell’istituzione ecclesiastica. Come si concilia, infatti, l’ideale di una Chiesa santa con la realtà storica di una comunità che, nei secoli, non è mai stata immune da "scandali anche gravi, scelte di potere, forme di compromesso più o meno nascoste"? La domanda, che sorge spontanea di fronte alle pagine più oscure, diventa ancor più pressante e dolorosa quando si considerano le "colpe e le azioni violente o meschine" di cui si sono resi responsabili alcuni suoi membri, a volte persino tra le sue guide. Il riferimento, seppur velato, va allo "scandalo terribile" degli abusi, che ha segnato non solo le coscienze ma anche i corpi di molti, un dramma aggravato dalle "gravi omissioni da parte dei pastori" chiamati per vocazione a proteggere i più vulnerabili. Sono questi i dubbi che, inevitabilmente, mettono alla prova la fede di molti.
Il pellegrinaggio e il richiamo alla Terra Santa
In questo contesto di riflessione, si inserisce l’esperienza del vescovo Antonio Napolioni, reduce da un viaggio in Terra Santa compiuto insieme ad altri presuli lombardi. Celebrando la Santa Messa nella cattedrale di Cremona in occasione della solennità e della commemorazione dei Defunti, ha condiviso non un semplice resoconto di viaggio, bensì una profonda meditazione sul rapporto tra una terra unica, benedetta dalla rivelazione divina e dall’incarnazione di Gesù, e le complesse dinamiche che la caratterizzano. Quello che gli "frulla dentro", ha confessato, è proprio la tensione tra la sacralità di quei luoghi, la storia millenaria della Chiesa e la "faticosa convivenza tra culture e religioni" che ancora oggi definisce la quotidianità di quelle regioni.
La santità come evento presente
Una prospettiva complementare è stata offerta dal vescovo di Volterra, Roberto Campiotti, il quale, nell’omelia della Messa celebrata in cattedrale, ha voluto sottolineare la dimensione contemporanea della salvezza. Secondo le sue parole, i santi non sono semplicemente modelli di virtù da ammirare in un aldilà idealizzato, bensì testimoni concreti del fatto che la salvezza "non è solo qualcosa che avverrà dopo la morte, ma che può già accadere ora nella nostra vita". Questo concetto, centrale nella teologia cristiana, sposta l’accento dalla santità come meta irraggiungibile a una possibilità concreta e quotidiana, un invito a riconoscere e vivere la grazia divina nel tempo presente, nonostante le ombre e le difficoltà che possono attraversare sia la vita personale che quella dell’intera istituzione ecclesiastica.




