Berlino, Mattarella: "La guerra colpisce soprattutto chi non è combattente"
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Redazione Interno
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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo al Bundestag in occasione della "Giornata del lutto nazionale", ha tracciato un solenne parallelismo tra gli orrori del secondo conflitto mondiale e le attuali crisi internazionali, sottolineando come il volto della guerra, da allora, si sia tragicamente trasformato. "Nei borghi d'Europa e nelle città distrutte dai bombardamenti, nelle campagne devastate, milioni di civili divennero bersagli", ha affermato, ricordando le deportazioni e i genocidi che hanno segnato un'epoca. Secondo la sua analisi, quella figura, che un tempo era principalmente il combattente, è oggi divenuta quella del bambino, della madre e dell'anziano senza difesa, soggetti primari di un conflitto che nega ogni distinzione.
Il monito sulle nuove minacce
Mattarella ha poi lanciato un monito severo, evocando, senza mezzi termini, la pericolosa presenza all'orizzonte di "nuovi Dottor Stranamore che amano la bomba". Una citazione potente, che delinea la preoccupazione per una deriva bellicista e irrazionale, contrapponendosi con forza a qualsiasi rassegnazione di fronte alle grandi tragedie. La pace, ha specificato il Capo dello Stato, non nasce dall'accettazione passiva degli eventi, bensì da "iniziative coraggiose, di persone coraggiose", riconoscendo in questi decenni il ruolo ostinato, sebbene faticoso, di attori come l'Unione Europea nel perseguire un obiettivo che si fonda sul rispetto dei diritti umani fondamentali.
I dati allarmanti sulle vittime civili
Il discorso ha assunto toni di stringente attualità quando sono stati richiamati i dati delle Nazioni Unite, secondo i quali "oltre il 90% delle vittime dei conflitti è tra i civili". Una percentuale sconvolgente, che Mattarella ha definito come qualcosa che "non può rimanere ignorato e impunito". A questo si accompagna il fenomeno, presentato come senza precedenti, degli sfollati: il numero di persone costrette a fuggire dalle proprie case, secondo un rapporto dell'Alto Commissariato Onu per i rifugiati reso noto ad aprile, ha toccato infatti i 122 milioni, mostrando un trend in costante aumento di anno in anno.
La memoria come monito per il presente
La commemorazione dei caduti e delle vittime della guerra e della violenza, il ricordo di chi è caduto "negli abissi della storia, nelle insidie tese da altri uomini", serve da potente monito per il tempo presente. Mattarella ha riflettuto sulla natura della storia umana, colma di inciampi e tragedie, spesso causate non da scelte individuali ma da un "deliberato operare degli altri". Richiamando alla memoria i sedici milioni di morti, in gran parte civili, lasciati sul campo dalla Prima guerra mondiale, insieme a venti milioni di feriti e mutilati, il presidente ha costruito un ponte ideale tra i lutti del passato e le urgenti responsabilità del presente.




