Euro digitale, tra dubbi parlamentari e necessità strategiche: la mappa dei perché
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il percorso verso l’euro digitale, che secondo le indicazioni della Commissione europea vedrà la piena operatività di tutte le sue modalità non prima del 2029, prosegue tra interrogativi politici e convinzioni tecniche. Se da un lato, infatti, la Banca centrale europea – attraverso le parole del membro del Comitato esecutivo Piero Cipollone – definisce il progetto “una necessità strategica”, dall’altro proprio in sede parlamentare europea si levano voci che ne mettono in discussione l’effettiva utilità. “Ci serve davvero l’euro digitale? È una soluzione per quale problema, esattamente?”: la domanda posta dall’europarlamentare Fernando Navarreque, relatore del dossier, sintetizza bene una parte dei dubbi che accompagnano l’iniziativa, la quale rappresenta comunque la risposta pubblica dell’Eurosistema alla profonda trasformazione in atto nel settore dei pagamenti.
La doppia natura della transizione
La scelta di posticipare al 2029 il varo completo del sistema, inclusa la fondamentale funzionalità offline, disegna una fase di transizione piuttosto lunga, durante la quale gli attori tradizionali e quelli nuovi dovranno abituarsi a un panorama in evoluzione. Banche, fornitori di servizi di pagamento e operatori del settore cripto si troveranno infatti a operare in un ambiente dove il contante, sebbene sempre più digitalizzato, non sarà ancora “nativamente” emesso dalla banca centrale. Questo lasso di tempo, che alcuni considerano prudenziale e altri dilatato, offre uno spazio di riflessione e preparazione, mentre le infrastrutture tecniche e giuridiche vengono ultimate.
Privacy, sovranità e rapporti con il privato
Tra i nodi cruciali del dibattito, che la Bce affronta con documenti e interventi mirati, spiccano le garanzie sulla riservatezza delle transazioni e la questione della sovranità tecnologica europea. Evelien Witlox, responsabile del progetto per l’istituto di Francoforte, ha ribadito con chiarezza che “la Banca centrale non avrà mai i dati per tracciare il privato che effettua un pagamento digitale al dettaglio in euro, online e offline”, una precisazione volta a fugare timori di sorveglianza indiscriminata. Parallelamente, l’euro digitale viene presentato come uno strumento per accrescere l’indipendenza dell’Europa dai giganti statunitensi del settore finanziario e tecnologico, i quali oggi dominano ampia parte del mercato dei pagamenti digitali.
Una guida per orientarsi nel dibattito
Per districarsi tra le molteplici ragioni a favore, le perplessità e gli aspetti pratici del progetto, un contributo di analisi viene dagli stessi organismi che lavorano alla sua realizzazione. La mappatura dei “perché” dell’euro digitale, che affronta temi che vanno dai costi di gestione fino al delicato equilibrio con le iniziative private in ambito di valute digitali, è stata recentemente elaborata da un advisor dell’Unità euro digitale di Bankitalia. Questo tipo di contributi, al di là delle posizioni istituzionali, serve a fornire coordinate più precise su un’innovazione che, nelle intenzioni dei suoi promotori, dovrebbe portare benefici tangibili a banche, consumatori e commercianti, ridefinendo il perimetro della moneta pubblica nell’era digitale.




