Manovra 2026, la partita degli emendamenti e i conti che non tornano
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Redazione Interno
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Mentre la Commissione Bilancio del Senato si appresta a ricevere il pacchetto di modifiche alla legge di bilancio, il ministro Tommaso Foti, interpellato sulle recenti osservazioni della Bce che collocano l'Italia e la Germania in una fase di stasi economica, offre una lettura che, senza negare le difficoltà, prova a smussarne i contorni. “È cosa nota”, ha dichiarato Foti, “che l'Italia ha una dipendenza dalla Germania, considerato che abbiamo le due principali industrie manifatturiere d'Europa”. La situazione, a suo dire, non sarebbe eccessivamente preoccupante, ma viene ammesso, con un realismo che non ammette ambiguità, come le performance tedesche, negative ormai da un biennio, finiscano inevitabilmente per ripercuotersi sull'economia nazionale. Una presa d'atto che si scontra con l'ottimismo mostrato in precedenza dal governo e che getta luce sulle ristrettezze della coperta finanziaria, il cui obiettivo primario, come ribadito dallo stesso ministro, rimane quello di “uscire dall'infrazione” europea, un traguardo la cui complessità appare sempre più evidente.
Il calendario serrato della manovra
La discussione parlamentare entra nel vivo con una scadenza precisa: gli emendamenti, di cui alcuni sono oggetto di dibattito da settimane mentre altri sono affiorati solo nelle ultime ore, potranno essere presentati fino alle ore dieci del 14 novembre. A quel punto, avrà inizio una meticolosa opera di scrematura da parte dei commissari, un processo che porterà all'individuazione dei provvedimenti considerati prioritari, i cosiddetti “segnalati”. Questi, che dovranno essere indicati entro martedì 18 novembre, rappresentano il cuore delle richieste della maggioranza e dell'opposizione; dei primi, in particolare, si conteranno 238 emendamenti segnalati su un totale di 414, un numero che la dice lunga sull'intensità del lavoro negoziale in corso tra le forze di coalizione.
I temi caldi sul tavolo della maggioranza
Nonostante il monito della premier Giorgia Meloni, ribadito durante un vertice a Palazzo Chigi, sulla necessità di rispettare l'invarianza dei saldi di bilancio, i partiti che sostengono il governo sembrano tenere il punto sulle loro misure bandiera. La rottamazione delle cartelle esattoriali in una versione “allargata”, la delicata regolamentazione degli affitti brevi, gli interventi sul sistema pensionistico e le modifiche alla tassazione dei dividendi figurano tra i dossier più caldi. Si tratta, in buona sostanza, di provvedimenti che toccano da vicino temi sensibili come la casa, il sostegno alle famiglie e la competitività delle imprese, settori nei quali la coalizione di centrodestra intende lasciare un'impronta significativa attraverso la finanziaria.
La rivalutazione fiscale dell'oro da investimento
Tra le proposte più peculiari avanzate dalla maggioranza, e già strutturate in un testo pronto per la trasformazione in emendamento, spicca quella relativa a una “procedura di rivalutazione fiscale dell'oro da investimento”. Il meccanismo, delineato in un documento parlamentare completo di relazione illustrativa, concederebbe ai contribuenti che possiedono oro da investimento al primo gennaio 2026 la facoltà di richiederne la rivalutazione fiscale entro il successivo 30 giugno. Questa opzione, pensata specificamente per coloro che non fossero in grado di produrre una documentazione attestante il costo originario o il valore d'acquisto, si configura come una potenziale fonte di gettito, una di quelle coperture alternative che il governo sta evidentemente valutando per bilanciare le nuove spese senza far esplodere il deficit.




