Oltre centocinquanta fedeli rapiti durante le funzioni in tre chiese nello stato nigeriano di Kaduna
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Redazione Esteri
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Un'ondata di terrore, come troppo spesso accade nelle aree più instabili del paese africano, si è abbattuta domenica scorsa nel nord-ovest della Nigeria, dove uomini armati hanno condotto una serie di assalti simultanei e meticolosamente coordinati contro tre luoghi di culto cristiani. L'episodio, che ha visto il rapimento di un numero di persone stimato oltre le centocinquanta unità, è avvenuto nell'area di Kajuru, precisamente nella comunità di Kurmin Wali, mentre in diverse chiese erano in corso le consuete funzioni domenicali. A confermare la gravità dei fatti, fornendo un primo quadro dettagliato, è stato un legislatore statale che rappresenta proprio quella zona, il quale ha parlato con l'agenzia Associated Press descrivendo il metodo brutale degli aggressori.
Il quadro ricostruito dalle testimonianze locali
Secondo la ricostruzione offerta da Usman Danlami Stingo, gli attacchi hanno preso di mira, in un'azione concertata che denota una pianificazione non improvvisata, tre distinti edifici religiosi: una chiesa appartenente alla denominazione Evangelical Church Winning All, un luogo di culto della confraternita Cherubim and Seraphim e, infine, una chiesa cattolica. Le incursioni, compiute nel corso della messa e di altri riti, hanno generato il panico tra i presenti, molti dei quali sono stati trascinati via con la forza verso destinazioni ignote. Se ne contano, stando alle prime e frammentarie informazioni che giungono da fonti locali, oltre un centinaio e cinquanta, anche se altre stime – come quelle fornite da un pastore della zona – parlano di cifre lievemente superiori, attestate intorno alle centosessanta persone rapite, alcune delle quali sarebbero riuscite a sfuggire alla cattura durante il trasferimento.
Il contesto di insicurezza e la recrudescenza dei sequestri
Questo drammatico evento non costituisce, purtroppo, un caso isolato nel panorama nigeriano, ma si inserisce in un solco di violenza sempre più marcato che, dallo scorso novembre, ha registrato una preoccupante impennata di rapimenti di massa. Il fenomeno, che colpisce in modo particolarmente violento le regioni centrali e nord-occidentali del paese, aveva già toccato un picco con il sequestro di oltre trecento persone in un solo episodio pochi mesi fa. Una tale spirale di insicurezza, che spesso mira deliberatamente a colpire i fedeli cristiani durante le loro celebrazioni, ha spinto anche le autorità internazionali a muoversi: non è un caso, infatti, che l'amministrazione del presidente statunitense Donald Trump abbia autorizzato, lo scorso Natale, operazioni militari nello stato di Sokoto, confinante con quello di Kaduna, proprio nel tentativo di contrastare il dilagare di questi gruppi criminali.
Le indagini e la difficile ricerca dei responsabili
Sebbene non vi sia ancora una rivendicazione ufficiale, la dinamica e la localizzazione degli assalti portano inevitabilmente a ipotizzare il coinvolgimento di milizie estremiste di matrice islamista, attive da anni in quelle regioni e responsabili di una lunga serie di violenze settarie. Le forze di sicurezza nigeriane, spesso impegnate su fronti molteplici e geograficamente dispersi, stanno conducendo le proprie indagini per individuare i responsabili e tracciare la destinazione degli ostaggi, un'operazione resa ancor più complessa dalla natura spesso impervia del territorio. Le inchieste giudiziarie, d'altronde, procedono a fatica in un contesto dove la paura e le minacce rendono difficile la raccolta di testimonianze certe e dove gli sviluppi processuali, quando ci sono, faticano a condurre a condanne esemplari.




