Trump schiaffeggia l’Europa, ma l’Ue non si piega

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Donald Trump, da sempre figura controversa e divisiva, sembra aver intensificato i suoi sforzi per indebolire l’Unione Europea, cercando di minarne l’unità e l’autorevolezza. Tuttavia, le risposte che riceve non sono quelle di un continente disposto a sottomettersi. Anche la presidente italiana, tra le leader europee più vicine a Trump, ha ribadito con fermezza che l’Ucraina non sarà abbandonata e che l’Europa continuerà a sostenerla fino al raggiungimento della pace. Una presa di posizione che segnala come, malgrado le pressioni, l’Ue non intenda cedere al servilismo.

Federico Niglia, consigliere scientifico dello Iai e docente di Relazioni internazionali all’Università per Stranieri di Perugia, sottolinea che una vittoria schiacciante di Vladimir Putin in Ucraina non rientrerebbe negli interessi di Trump. Quest’ultimo, infatti, deve chiudere rapidamente il conflitto per rispondere alle pressioni del suo elettorato, ma non poteva trattare con il leader russo da una posizione di forza senza prima votare la mozione Onu di condanna alla Russia per l’aggressione all’Ucraina. Un gesto che, seppur simbolico, avrebbe potuto compromettere i rapporti con Mosca.

Trump, spesso dipinto come un potenziale pacificatore, ha invece mantenuto un rapporto ambiguo con la Russia. Nonostante le apparenze, il suo legame con Putin è stato più di natura economica che diplomatica. L’ex presidente americano, spesso accusato di essere un “cavallo di Troia” del Cremlino, ha sempre evitato di contrapporsi frontalmente a Mosca, alimentando sospetti sulle sue reali intenzioni. Il cosiddetto “patto tra autocrati” tra Trump e Putin sembra delineare una spartizione del futuro globale, dove gli interessi personali e strategici prevalgono sulle alleanze tradizionali.

Nel frattempo, l’Europa, pur traballante, resiste. Gli stati membri si trovano ad affrontare sfide interne, come le tensioni legate al Green Deal e la crescente influenza delle forze politiche di destra, spesso bollate come estremiste senza un’adeguata riflessione sulle cause del loro successo. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, è stata criticata per la sua incapacità di analizzare le ragioni di questo fenomeno, preferendo avanzare lungo una strada già tracciata, ma sempre più sconnessa dalla realtà.

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